Nell’appuntamento della Camera Civile di Varese sulla gestione delle società sportive, molto si è detto e scritto a proposito di Beppe Marotta e della sua intenzione, a contratto concluso, di dedicarsi allo sport giovanile.
Poca attenzione, invece, è stata rivolta a un altro suo passaggio, condiviso con l’amministratore della Pallacanestro Varese Luis Scola.
L’Italia, ha detto il vertice uno dell’Inter, è un Paese che non sa perdere. O meglio: un Paese in cui la cultura della sconfitta, presente altrove, non ha ancora piantato radici.
Una riflessione non solo educativa e filosofica, ma anche pragmatica. Perché se ad ogni caduta corrispondono strali e maledizioni, insulti e fango, anche i potenziali investitori possono pensarci due volte prima di associare il proprio marchio a un’impresa sportiva. Badate bene, chiarisce Marotta: perdere non piace a nessuno, ma è così che si temprano muscoli, ossa e carattere, imparando il valore del sacrificio e dell’umiltà, e, in prospettiva, il sapore della vittoria.
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Varese: Marotta e Scola criticano “chi non sa perdere”
La (sana) cultura della sconfitta, secondo Beppe Marotta e Luis Scola: “Tempra il carattere”
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