Se c’è una cosa emersa chiaramente dal secondo incontro del Rotary Club Varese, attualmente guidato da Massimo Pozzi e dedicato alle reti d’impresa tra l’Italia e la Svizzera, è che il gioco senza frontiere rappresenta il pane quotidiano degli imprenditori: varesini, comaschi o ticinesi.
I punti di convergenza sono più delle differenze e una volta dribblati alcuni paletti, la strada sarà, pragmaticamente in discesa.
Quei limiti sono stati ben illustrati dal professor Federico Visconti, che ha parlato di Territorio, sistema, Cultura e Istituzioni, invitando le imprese a ripensare il concetto stesso di concorrenza, che in un fazzoletto omogeneo come l’Insubria deve tradursi in cooperazione, perché gli avversari da battere sono altrove.
Tutto bene quindi? Non proprio: a metterci la coda sono ostacoli che non dipendono dagli imprenditori: differenze salariali, normative ingarbugliate e nodo scorsoio della formazione.
Rete55 ne parla con i presidenti di Confindustria varese e Como, Roberto Grassi e Gianluca Brenna, e i governatori rotariani dei distretti 2042 e 1980, Carlo Fraquelli e Christoph Blaser.
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Matteo Inzaghi
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