Varese: Riforma Giustizia, dibattito e scintille in ANC

Dibattito serrato tra sostenitori del sì e fronte del no al referendum sulla Riforma della Giustizia

Tanti argomenti, molta esperienza, qualche scintilla.
Questi gli ingredienti che in un freddo giovedì sera hanno affollato la sezione varesina dell’Associazione Nazionale Carabinieri, con il presidente Roberto Leonardi a fare gli onori di casa e 4 "cavalli di razza" a rappresentare i due fronti del referendum Giustizia.
A favore del Sì, l’avvocato Luca Marsico e il deputato meloniano Andrea Pellicini. A sostegno del No, il sostituto procuratore di Busto Arsizio Massimo De Filippo e l’avvocato Fabio Ambrosetti.
Tre i "pomi della discordia": separazione delle carriere, sdoppiamento del CSM e introduzione di un’Alta Corte.
Ed è proprio quest’ultimo l’aspetto su cui il confronto si è fatto maggiormente aspro: con gli avversari della Riforma che temono il controllo politico della Magistratura, prevedono una rappresentanza più partitica che togata all’interno dei collegi disciplinari, e accusano la legge di essere mal scritta e mal concepita, tanto da delegare a leggi ordinarie, quindi al Parlamento, la “messa a terra” di aspetti delicati e, ad oggi, poco concertati. Non ultimo, il nodo del sorteggio, stigmatizzato nel merito e nel metodo.
Di tutt’altro avviso il "tandem del Sì", convinto che la Riforma possa completare l’agognato “giusto processo”, con un’autentica terzietà del giudice (diviso in tutto e per tutto dai pm) e cancellare la logica delle correnti.
E il sorteggio? Il caso Palamara, dicono Marsico e Pellicini, ha dimostrato quanto le carriere di alcuni magistrati siano state dettate dall’appartenenza, più che dal merito. Ergo, meglio affidarsi al caso, irrobustito dalla competenza degli addetti ai lavori.
All’ANC il merito di aver organizzato il primo ufficiale confronto in quel di Varese. Ai relatori, un plauso per averci messo faccia, tempo, energia e conoscenza.
Agli elettori il compito di ascoltare, leggere, documentarsi. E di votare secondo pensiero e coscienza. Possibilmente, non per sentito dire. Né per simpatia.

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