(Adnkronos) - "L'approccio multidisciplinare nella gestione delle bronchiectasie è fondamentale. Si tratta di una patologia complessa come diagnosi, come eziologia, come caratteristiche microbiologiche e infiammatorie, quindi complessa anche nella sua gestione. Il gruppo multidisciplinare vede lo pneumologo come leader e organizzatore del percorso di cura. Al suo fianco c'è un fisioterapista respiratorio in quanto la disostruzione delle vie aeree fa parte della gestione principale di questa patologia. In sua assenza, lo pneumologo, l’infermiere, il professionista sanitario, devono essere in grado di supportare e insegnare al paziente una corretta disostruzione delle vie aeree, proprio perché l'eliminazione dell’espettorato è il primo passo per il controllo di questa malattia". Lo ha detto Stefano Aliberti, professore di Malattie dell'apparato respiratorio presso il dipartimento di Scienze biomediche dell'Humanitas University e direttore Uo di Pneumologia, Irccs Humanitas Research Hospital di Rozzano (Mi), partecipando all’incontro organizzato dalla farmaceutica Insmed, a Milano per fare il punto sull’evoluzione della gestione clinica delle bronchiectasie e sulle nuove opzioni terapeutiche in fase di sviluppo. "Da un punto di vista epidemiologico - fa notare l’esperto - come patologia respiratoria cronica, in Italia le bronchiectasie hanno una prevalenza di circa 160 soggetti adulti su 100mila. Queste sono le persone che ad oggi pensiamo poterne essere affette, ma i dati del nostro Paese sono sottostimati per una serie di motivi di carattere diagnostico e di carattere di individuazione della patologia, da un punto di vista di reti amministrative. Ci aspettiamo che come prevalenza nei prossimi anni arriveremo a numeri leggermente più alti, ma già queste cifre ci confermano che si tratta di una patologia importante. La terza patologia respiratoria cronica dopo Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva) e asma e che ha sicuramente bisogno di più attenzione da parte del pubblico generale, ma anche da parte di noi medici, compresi noi pneumologi". Nella rosa di specialisti che partecipano all’approccio multidisciplinare alle bronchiectasie, "oltre al fisioterapista respiratorio - aggiunge Aliberti - il collega otorinolaringoiatra, il collega immunologo, il collega radiologo, sono importanti per la concomitante presenza di altre patologie, come la rinosinusite cronica, o per la necessità di un'analisi più dettagliata di alcuni aspetti radiologici di malattia - come lo studio delle arterie bronchiali - o addirittura per il trattamento di una possibile causa eziologica, come nei casi di immuno deficit primitivo. Altri colleghi poi fanno parte del team multidisciplinare, come i colleghi gastroenterologi, i colleghi nutrizionisti". E, ultimo ma non meno importante, "il collega psicologo e psichiatra, in quanto l'impatto di questa patologia respiratoria cronica sulle attività di vita quotidiane e sulla psicologia di questi soggetti è molto importante", conclude.
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Aliberti (Hunimed): "Approccio multidisciplinare chiave in bronchiectasie"
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Redazione Rete55
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