Da 57 anni indossa la divisa del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana e non ha mai smesso di esserci a sostegno dei più fragili. È Sorella Vittorina Arconti, referente del progetto Sperare in Strada della CRI di Gallarate, tra le esperienze di volontariato più longeve del comitato, è stata anche Ispettrice Regionale delle Infermiere Volontarie.
Il progetto Sperare in Strada nasce tra il 1994 e il 1995, in un periodo in cui l’eroina segnava profondamente le strade e le vite di molti giovani proprio grazie all’operato delle “dame della CRI”. Allora l’obiettivo era “la riduzione del danno” come spiega Emanuela Bellora, delegata obiettivo inclusione sociale di CRI: le infermiere volontarie del Comitato di Gallarate si fermavano settimanalmente in stazione per il cambio delle siringhe, distribuendo materiale sterile, acqua e soprattutto tentando un primo contatto umano. «Non si risolveva il problema, era chiaro a tutti “, continua Bellora, “ma almeno si evitavano conseguenze ancora più gravi», è la filosofia che ha guidato quegli anni difficili”.
Con il tempo le dipendenze sono cambiate, diminuendo l’uso di eroina ma lasciando spazio ad alcol e altre sostanze. Parallelamente, insieme al Comune di Gallarate, era nato anche il Piano Freddo, per portare coperte, sacchi a pelo e ristoro alle persone che vivono in strada. Due anni fa la scelta di unire le forze: da qui l’attuare progetto Sperare in Strada, che oggi intercetta gli stessi bisogni con un approccio integrato.
Le uscite si svolgono tre sere a settimana, il lunedì, il martedì e il venerdì, anche se al momento quella del martedì è sospesa per la carenza di volontari. I percorsi cambiano in base alle segnalazioni: la stazione resta il punto più critico, ma non mancano il sottopasso del ponte della Mornera, parcheggi, portici e angoli nascosti dove cartoni e sacchetti raccontano presenze invisibili.
Per Vittorina tutto è iniziato quasi per caso, dopo un corso di primo soccorso. «Il medico ci disse: se volete potete iscrivervi al corpo delle infermiere volontarie. Eravamo in tredici, oggi di quel gruppo sono rimasta solo io». In oltre mezzo secolo di servizio non ha mai smesso, “Fare le cose






