Varese: Città piena di cantieri, politici e “comunicativi”

Cantieri fisici e politici a Varese: in mezzo, differenze caratteriali e battitori liberi della comunicazione

Varese, la città dei cantieri. Definizione che può essere interpretata in due modi. Quello virtuoso, dell’amministrazione comunale. E quello critico dell’opposizione.
Il primo considera i lavori un segno di vitalità e cambiamento. Il secondo si concentra su opere controverse, vedi la pista di viale Belforte, e altre incompiute o fuori scadenza.
In mezzo scorre la politica, che in una città si muove sulle gambe delle persone e che per questo non è sempre riassumibile per schemi o strategie di partito.
L’ultimo esempio è la lettera del centrodestra contro la gestione della Commissione Lavori Pubblici. In calce, la firma di tutte le forze tranne Fratelli d’Italia.
Il che, trattandosi della sigla più importante nell’odierno assetto, suona come un campanello d’allarme. Poi però pensi che quella sigla, in consiglio, si muove sulle storiche gambe di Salvatore Giordano, che alle scuderie crede poco e che con alcuni vicini di banco non va proprio d’accordissimo.
E allora pensi che forse l’assenza politica è più che altro un’assenza personale, che poco ha a che fare con la posizione complessiva.
Lo conferma il segretario, Enrico Argentiero: “sulla gestione di opere e cantieri – dice – siamo allineati”.
Se ne parlerà negli Stati Generali, che a fine Febbraio avvieranno ufficialmente la fase elettorale del centrodestra, ridefinendo priorità, programmi, agende. Un suggerimento? Compattare la coalizione non basta, bisogna unificarne la comunicazione.
Il che non significa annullare le identità, ma coordinarne le uscite mediatiche. Evitando equivoci, fughe in avanti. E firme mancate.

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