(Adnkronos) - "Niente visto per gli Usa a Fedez? Se non glielo danno non è una cosa che dipende da me, di certo... . Negli Usa abbiamo un team, una unità che lavora per tutte le minacce agli Usa, ai suoi cittadini, attiva sulle minacce, sull'antisemitismo, su possibili attacchi terroristici e su minacce a singoli rappresentanti americani...". Così all'AdnKronos Paolo Zampolli, inviato speciale della Casa Bianca per le partnership globali e funzionario governativo, dopo la querela al rapper italiano che nel suo podcast, ha associato Zampolli alla parola 'Killer'. Zampolli fa implicito riferimento alla norma varata dall'amministrazione Trump 'Catch and Revoke' del marzo 2025. Il programma, guidato dal dipartimento di Stato sotto la direzione del segretario di Stato Marco Rubio, utilizza strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l'attività digitale dei cittadini stranieri presenti negli Stati Uniti, con un focus prioritario sugli studenti internazionali per ravvisare minacce agli Usa, post e immagini che possono essere sanzionate dalle autorità Usa, anche con ricorso a espulsioni o a visti non concessi. "Non sono io a decidere, ma di sicuro a casa mia Fedez non è persona grata e se poi non lo fosse neanche per gli Usa.... ", dice ancora l'imprenditore milanese. Altri non graditi in arrivo? "Penso che potrebbero essere tanti altri, non è che decido io. Ma certo a casa mia Fedez non entra, poi ci sono delle leggi...". sottolinea Zampolli. La norma evocata dall'inviato di Trump si basa, su un apparato di controllo algoritmico, volto a sopprimere ogni forma di estremismo o minaccia online, specialmente se diretta alle istituzioni. "Minacciare pubblici ufficiali statunitensi, inclusi dipendenti della Casa Bianca o di altre agenzie federali, innesca procedure penali che potrbbero andare ben oltre la semplice chiusura di un account", ricorda Zampolli.
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Zampolli: "Visto per l'America a Fedez? Non decido io ma a casa mia non è persona gradita"
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Redazione Rete55
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