(Adnkronos) - “A chi pensa che questa inchiesta mi renda felice dico che mi risarcisce moralmente, ma sono sempre stato e sono mosso solo da senso di giustizia”. Eugenio Abbattista, l’unico direttore di gara che in quasi 115 anni di storia dell’Aia (Associazione italiana arbitri) si è dimesso “per valori non negoziabili”, si limita - contattato dall’Adnkronos - a poche parole mentre il suo nome compare tra quelli dei testimoni sentiti dal pubblico ministero di Milano Maurizio Ascione che coordina l’indagine che vede indagato, tra gli altri, per frode sportiva il designatore Gianluca Rocchi. Abbattista dribbla sul contenuto delle domande fatte dal magistrato, come sui nomi tirati in ballo nei diversi esposti, ma lascia parlare la sua storia. Il tono è di chi sa di aver ragione da due anni e ora quella lettera d’addio, del marzo 2024, suona profetica nei confronti di un’associazione (l’Aia) “stuprata da mestieranti della poltrona e del voto” che cambia perché nulla cambi e dove “il ‘nuovo’ significa reati certificati, sportivi e non e minacce più o meno velate. Le ho subite in prima persona e non mi ci sono mai piegato”. Barese di Molfetta, 43 anni, dopo aver trascorso 11 anni nella Commissione arbitri nazionale (Can) e aver dedicato 24 anni all’arbitraggio, Abbattista - dopo essere stato al centro di sospetti e polemiche - rinuncia al fischietto e a tutto quello che ne consegue per la propria immagine “professionale e manageriale, la mia famiglia e dare un insegnamento ai miei figli, che se hai la coscienza pulita sei sempre libero delle tue azioni e deliberazioni”. Nessuna rivalsa, ma solo amor proprio per chi si reputa “graniticamente retto e inricattabile”. “L’olezzo non lascia nessuno se non si scende in tempo, ma ci vogliono attributi e moralità, merce rara me ne rendo conto. Non è per tutti. Anzi. Nell’Associazione attuale stuprata da mestieranti della poltrona e del voto - scriveva ai colleghi - servono quelle per essere veramente liberi di essere se stessi e esprimersi”. (di Antonietta Ferrante)
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