(Adnkronos) - "Oltre un terzo dei pazienti attende tra 1 e 5 anni prima di arrivare a una diagnosi di sindrome ipereosinofila". Il percorso diagnostico della Hes "è complesso soprattutto per la necessità di escludere tutte le possibili cause secondarie o extra-ematologiche" della patologia rara, "incluse infezioni, patologie del sistema immunitario, dermatologiche e respiratorie, oltre ad allergie e reazioni avverse ai farmaci". Solo dopo questa prima fase di esclusione, "diventa centrale il ruolo dell’ematologo, chiamato a indagare eventuali forme mieloidi o linfoidi attraverso test molecolari sempre più sensibili e specifici, oltre alla biopsia ossea". Così l’ematologa Alessandra Iurlo, responsabile Struttura semplice Sindromi mieloproliferative-Ematologia policlinico di Milano,nella Giornata mondiale delle patologie eosinofile, che si celebra oggi 18 maggio, richiama l’attenzione sulle criticità della Hes, condizione rara, sottodiagnosticata che ha un’incidenza stimata intorno a 0,03 casi per 100mila abitanti l’anno e una prevalenza fino a circa 5 casi su 100mila, secondo dati della letteratura scientifica internazionale e studi epidemiologici condotti in Europa e negli Stati Uniti. Le patologie eosinofile comprendono un ampio spettro di condizioni, sia reattive sia primitive, caratterizzate da un aumento persistente degli eosinofili – globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria – che, se in eccesso," possono provocare danni anche severi a diversi organi, dal cuore ai polmoni fino al sistema nervoso". Sul fronte terapeutico, tuttavia, negli ultimi anni si registrano progressi importanti. “L’introduzione degli anticorpi monoclonali diretti contro l’interleuchina-5, come il mepolizumab – chiarisce l'esperta – ha rappresentato una svolta nella gestione della malattia, permettendo di ridurre in modo significativo la frequenza delle riacutizzazioni, con un profilo di sicurezza favorevole”.
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Giornata patologie eosinofile, ematologa Iurlo 'fino a 5 anni per diagnosi'
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