Dietro il progetto “Ci sto? Affare fatica!”, appena concluso a Cassano Magnago, dove 15 giovani e giovanissimi si sono messi a disposizione per attività di riqualificazione e decoro urbano, c’è un’attività che prosegue tutto l’anno: quella degli educatori di strada. Un lavoro silenzioso, fatto di presenza, ascolto e relazioni costruite direttamente nei luoghi frequentati dagli adolescenti. Panchine, piazze e parchi diventano così spazi educativi dove intercettare bisogni, creare fiducia e proporre esperienze alternative.
“L’educativa di strada è un lavoro di prossimità", spiega Marta Riganti della Cooperativa Lotta all’Emarginazione, "perché ci avviciniamo ai contesti in cui i giovani vivono. Spesso la cosa più importante è restare insieme a loro ed essere una figura di riferimento”. Durante l’anno vengono organizzati laboratori, uscite e attività per far conoscere il territorio e favorire nuove modalità di stare insieme. Un ruolo che richiede anche mediazione tra ragazzi, cittadini e istituzioni. “L’immagine dell’adolescente ribelle è spesso uno stereotipo. Noi incontriamo ragazzi in ricerca e, quando ricevono proposte significative, rispondono con entusiasmo”.
La sfida più grande resta la continuità: non esistendo un luogo fisso né un’iscrizione, alcuni percorsi si interrompono. Ma è proprio la presenza costante sul territorio a permettere di ricominciare ogni volta da quel semplice, ma prezioso, incontro.






