(Adnkronos) -
Procedimenti penali solo su richiesta del ministro e argine all'esposizione mediatica degli agenti. Al Senato arriva un nuovo disegno di legge targato Fdi - con Renato Ancorotti come primo firmatario - che ridisegna le tutele giuridiche per le forze dell'ordine, intervenendo sull'articolo 32 della legge n. 152 del 1975 e aprendo la strada a uno 'scudo procedurale' per agenti e militari impegnati in operazioni di ordine pubblico. Un impianto normativo che potrebbe non restare confinato all'iniziativa parlamentare, ma confluire come emendamento nel prossimo decreto sicurezza allo studio del governo (il pacchetto dovrebbe arrivare sul tavolo del Cdm a inizio febbraio). La bozza del provvedimento introduce la richiesta di procedimento del ministro competente come "condizione di procedibilità" per i reati commessi in servizio nell'uso delle armi o di altri mezzi di coazione fisica. Una scelta che, nelle intenzioni del proponente, non attribuisce privilegi personali ma tutela la funzione pubblica svolta dagli operatori di sicurezza, evitando l'automatismo dell'azione penale in contesti operativi complessi e ad alto rischio. A chiarire l'impianto politico della proposta è lo stesso Ancorotti, che all'Adnkronos precisa: "Non stiamo facendo l'Ice, abbiamo forze dell'ordine che sono di primissimo rango e sono all'altezza. Non si tratta di una copertura delle forze dell'ordine: vogliamo solo che abbiano la possibilità di prendere avvocati attraverso il ministero e che non paghino tutto loro. La riforma mira a proteggere l'efficacia operativa degli agenti ma non deroga ad alcun principio costituzionale". Il testo opta per la richiesta di procedimento e non per l'autorizzazione, richiamando implicitamente la giurisprudenza della Corte costituzionale che nel 1963 dichiarò illegittime analoghe previsioni del Codice Rocco per violazione degli articoli 3 e 28 della Costituzione. Restano ferme la responsabilità penale, civile e amministrativa dei pubblici ufficiali, che si consolidano in caso di dolo o colpa grave, ipotesi nelle quali lo Stato potrà esercitare il diritto di rivalsa. Sul piano procedurale, l'iniziativa - assicurano i proponenti - non blocca né l'attività investigativa né l'accertamento dei fatti. L'iscrizione nel registro degli indagati resta possibile ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale, purché la notizia di reato sia fondata su fatti determinati e non inverosimili e non emergano cause di giustificazione. Parallelamente, viene riaffermata la tutela dei cittadini contro eventuali abusi: l'articolo 393-bis del codice penale continua infatti a escludere la punibilità per resistenza, violenza o oltraggio a pubblico ufficiale quando sia quest'ultimo ad aver ecceduto con atti arbitrari i limiti delle proprie attribuzioni. Uno dei punti principali riguarda la difesa legale degli operatori coinvolti in procedimenti penali. Il disegno di legge prevede che, fino all'accertamento definitivo delle responsabilità, le spese restino sempre a carico del Ministero. La restituzione delle somme anticipate dallo Stato scatterebbe anche in caso di colpa grave e non solo di dolo. Sul futuro del provvedimento, Ancorotti non esclude una rapida trasposizione nell'agenda di governo: "Potrebbe diventare anche un emendamento al decreto sicurezza. Nell'eventualità che si vada più spediti col decreto, vedremo se tenerlo come ddl o inserirlo come emendamento". La proposta arriva mentre in Parlamento si riaccende il confronto sul tema della sicurezza, reso ancora più stringente da casi recenti come quello dell'agente coinvolto nella sparatoria di Milano-Rogoredo, oggi al vaglio della magistratura per l'accertamento della legittima difesa. "Trump fa scuola per la destra italiana. Leggiamo che Fratelli d’Italia propone procedimenti penali per le forze dell’ordine solo su richiesta del ministro. Questa proposta non solo modifica le tutele giuridiche e introduce una sorta di scudo penale per gli agenti, e i militari, impegnati in operazioni di ordine pubblico ma, dà al ministro dell’Interno di turno un potere enorme che addirittura gli permetterebbe di stoppare l’automatismo dell’azione penale. Lo scudo penale rischia di essere una palese violazione del principio di eguaglianza, e dell’articolo 3 della Costituzione italiana che pone tutti i cittadini uguali davanti alla legge. Un po' quello di cui gode la tanto contestata Ice americana. Una cosa gravissima, uno scudo e un privilegio per gli agenti ma anche l’ennesimo attacco alla magistratura". Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza verdi e sinistra in Senato, Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
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Redazione Rete55
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