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Macron dice una cosa chiara. Meloni e Merz ne sostengono un’altra. Mai come in questa fase, la guida politica dell’Europa è stata così contendibile. Definitivamente archiviato il tradizionale asse franco-tedesco, di fronte alla costante pressione della politica aggressiva di Donald Trump, sembra profilarsi un bivio: l’Europa prenderà la direzione auspicata dalla Francia o quella delineata dalla convergenza di interessi tra Italia e Germania? Oppure si riuscirà a trovare una sintesi? È bene partire dalle parole spese da Emmanuel Macron in una intervista rilasciata ai media europei tra cui i Il Sole 24 Ore, in esclusiva per l'Italia. ''E' il momento del risveglio europeo: dobbiamo uscire dallo stato di minoranza geopolitica. Siamo alle prese con un'emergenza che impone una reazione massiccia'' è il punto di arrivo di un’analisi che arriva in una fase che Macron definisce di ''immensa sfida'' nella storia comunitaria, ''segnata dallo tsunami cinese sul piano commerciale e dall’instabilità al micro-secondo da parte americana''. Il capo dell'Eliseo, in particolare, ha detto di voler proporre ai suoi partner nuovo debito in comune, questa volta per finanziare difesa e tecnologia. Per Macron, ''la domanda è se siamo capaci di diventare una potenza, sul piano economico, finanziario, militare e anche a livello democratico. È giunto il momento - dice - del risveglio europeo. Dobbiamo uscire dallo stato di minoranza geopolitica. Siamo alle prese con uno stato di emergenza che impone una reazione massiccia: un’Europa potenza che semplifica, che protegge, che assume la preferenza europea, che investe e innova e che, nello stesso tempo, decide veramente di diversificare e di ridurre i rischi della propria economia''. Quattro le linee di azione: la semplificazione e il completamento del mercato unico, la diversificazione commerciale e il de-risking dalle dipendenze accumulate, la promozione della preferenza europea (ovvero il principio compra europeo), gli investimenti in innovazione. Tutto questo deve fare i conti però con la proposta, per diversi aspetti alternativa, su cui si lavora da tempo a Roma e a Berlino. Basta ricordare il documento italo-tedesco dell’autunno scorso sull’automotive, l’incontro tra Merz e Meloni a Roma e il documento congiunto sulla competitività. Tre momenti di forte pragmatismo per promuovere a Bruxelles un’agenda ambiziosa sulla competitività, il contrasto alla deindustrializzazione e la sburocratizzazione. Soprattutto da parte tedesca si è fatto poco per non mostrare insoddisfazione per la lentezza della Commissione Ue su questi dossier e si è accreditata una forte delusione nei confronti di Macron per il voto contrario all’accordo Mercosur. La strategia di Merz e Meloni punta a costruire un’Europa più forte perché economicamente indipendente. Ma senza per questo mettere da parte la storica alleanza con gli Stati Uniti. Per questo il ‘buy european' invocato da Macron come reazione al protezionismo americano, nella loro interpretazione, va ridimensionato e circoscritto solo ai settori veramente strategici. In questo scenario pesa la mossa concordata da Merz e Meloni in queste ore. Sono stati loro, di fatto, i primi due leader a rispondere al richiamo al ‘pragmatismo’ di Mario Draghi, convocando per giovedì 12 febbraio un pre-summit Ue sulla competitività, apripista del ritiro informale che riunirà i leader dei Ventisette al castello belga di Alden Biesen, insieme allo stesso Draghi e a Enrico Letta. Si tratta di sperimentare un nuovo approccio al processo decisionale, con inviti ristretti prima di ogni riunione del Consiglio europeo, per aggirare la lentezza e l’inerzia che affliggono l’Europa. Dopo una prima esitazione, giovedì ci sarà anche Macron. Nonostante le frizioni e le divergenze, il presidente francese non è voluto rimanere fuori dal gruppo che si propone di coordinarsi per spingere le priorità e le conseguenti decisioni che devono passare poi in Consiglio. In estrema sintesi, Roma e Berlino scommettono sulla ‘cooperazione rafforzata’, una formula prevista dai Trattati, per rilanciare la competitività attraverso le alleanze tra Paesi disposti ad andare più veloci. Germania e Italia sempre più vicine, anche per affinità politiche, e Francia in imbarazzo, anche per la debolezza interna che continua a minare la leadership di Macron. Da qui si riparte per provare a trovare una sintesi che possa guidare veramente l’Europa. (Di Fabio Insenga)
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Redazione Rete55
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