(Adnkronos) - “I partenariati pubblico-privato, in particolare gli accordi tra università e impresa, possono favorire la sicurezza della catena della conoscenza, che diventa molto importante quando tante altre sicurezze sono messe in crisi dalle situazioni geopolitiche”. Lo ha dichiarato la professoressa Emanuela Colombo del Politecnico di Milano, intervenendo oggi a Roma all’evento ‘Eni for a Just Transition’. Ingegnere energetico di formazione nucleare, Colombo ha posto al centro del suo intervento il tema della continuità della conoscenza come pilastro della transizione giusta, avvertendo che “spezzare questa catena significa minare lo sviluppo delle persone e delle società”. Una sfida che riguarda l’Italia - dove le competenze per l’innovazione sono decisive - ma anche i paesi partner con cui Eni collabora nei contesti internazionali. La professoressa ha illustrato due esperienze concrete di collaborazione con il gruppo energetico: un corso di formazione in Italia, giunto alla sua sesta edizione, dedicato agli operatori della transizione energetica, che affianca alle competenze tecniche i temi della sostenibilità, dell’inclusione e della parità di genere; e un progetto in Egitto per rafforzare un’università tecnica locale, costruito ascoltando le esigenze del territorio e dell’industria, senza replicare meccanicamente i modelli del Politecnico di Milano o di Torino. Colombo ha poi lanciato un monito sui divari globali nella ricerca: “Solo il 3% dei ricercatori che si occupano di transizione energetica viene dall’Africa, e quando si lavora sulla transizione energetica per l’Africa, più del 50% dei ricercatori non sono africani”. Un dato che, ha concluso citando Einstein, richiama alla necessità di cambiare approccio: “Non possiamo risolvere i problemi del mondo con lo stesso mindset con cui li abbiamo creati”.
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