Iran, Netanyahu chiede a Trump di rinviare attacco. Paesi arabi lavorano a de-escalation

(Adnkronos) - Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha chiesto al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di rinviare qualsiasi piano per un attacco militare americano contro l'Iran. Lo ha riferito un alto funzionario statunitense citato dal New York Times. Secondo la fonte, Netanyahu e Trump hanno avuto un colloquio ieri, quando il presidente Usa ha dichiarato di aver ricevuto informazioni da "fonti molto importanti dall'altra parte" secondo cui l'Iran avrebbe smesso di uccidere manifestanti e non starebbe procedendo con le esecuzioni annunciate. Le parole di Trump sono state interpretate come un possibile segnale di allontanamento dall'ipotesi di un'azione militare contro Teheran, opzione che la Casa Bianca stava valutando da diversi giorni nel contesto dell’escalation delle tensioni e della repressione interna in Iran.  
"Non vi dirò se agirò", ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un'intervista telefonica a Nbc News nella quale ha lasciato quindi aperta l'ipotesi di un'azione militare contro l'Iran. "Abbiamo salvato molte vite ieri", ha aggiunto Trump, riferendosi al fatto che la pressione americana ha contribuito a fermare le uccisioni dei manifestanti e a bloccare alcune esecuzioni previste dal regime di Teheran.  
Qatar, Oman, Arabia Saudita ed Egitto hanno svolto un ruolo chiave nel ridurre le tensioni tra Washington e Teheran dopo intensi sforzi diplomatici nelle ultime 72 ore. Lo riferisce la Cnn, citando un funzionario del Golfo informato sui colloqui. Secondo la fonte, i quattro Paesi arabi hanno sollecitato gli Stati Uniti a evitare attacchi militari contro l'Iran, mettendo in guardia dai rischi per la sicurezza e per l'economia che colpirebbero non solo gli Usa ma l'intera regione. "È importante che Washington ascolti questo messaggio da parte degli alleati regionali, in particolare dai principali partner del Golfo che sono centrali nell'agenda di politica estera del presidente Trump", ha spiegato il funzionario. Parallelamente, gli stessi Paesi avrebbero avvertito Teheran che eventuali attacchi contro installazioni statunitensi nel Golfo avrebbero conseguenze gravi per le relazioni dell'Iran con i Paesi della regione. "Questi colloqui si sono concentrati sull'abbassare i toni della retorica pubblica e sull'evitare azioni militari che potrebbero innescare un’instabilità regionale più ampia", ha aggiunto la fonte. Secondo quanto riferito alla Cnn, gli sforzi diplomatici avrebbero già prodotto un effetto concreto, contribuendo a una de-escalation della crisi. In questo contesto, il Qatar viene indicato come un attore particolarmente rilevante: il Paese è un alleato chiave degli Stati Uniti e in passato ha già svolto il ruolo di intermediario per Washington, anche nel conflitto a Gaza e in altre crisi regionali.  L'amministrazione Trump ha annunciato intanto nuove sanzioni contro individui ed entità iraniani coinvolti nella repressione delle manifestazioni e nel riciclaggio dei proventi derivanti dalle vendite del petrolio all'estero in violazione delle misure restrittive. Tra i 18 sanzionati c'è Ali Larijani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale. "Il presidente Trump è al fianco del popolo iraniano e ha ordinato al Tesoro di sanzionare i membri del regime - ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent in un videomessaggio in cui annuncia le misure - I leader iraniani hanno risposto brutalmente alle manifestazioni pacifiche con la violenza, dalle sparatorie di massa nelle strade agli attacchi contro i feriti e gli ospedali". Bessent ha affermato che le sanzioni, emanate dall'Ufficio del Tesoro per il controllo dei beni stranieri, prendono di mira 18 persone ed entità che il regime "utilizza per eludere le sanzioni sul petrolio iraniano e sottrarre i proventi delle vendite di energia ai legittimi proprietari, il popolo iraniano".  Il blackout di internet a livello nazionale imposto dalle autorità in Iran, che secondo gli attivisti è finalizzato a mascherare la reale entità della repressione delle proteste, dura ormai da una settimana intera. "Esattamente una settimana fa, l'Iran è piombato nell'oscurità digitale mentre le autorità imponevano un blackout nazionale di internet", ha scritto l'osservatorio digitale Netblocks in un post sui social media.  "Nei giorni successivi, gli iraniani hanno continuato a protestare e a chiedere libertà nonostante una repressione draconiana. A 168 ore dall'inizio, i dati mostrano che il blocco è ancora in corso".  
---internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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