Politica, Marco Follini: "Basta parlare a casaccio, serve amor proprio"

(Adnkronos) - "L’ansia di (quasi) tutti di parlare di tutto, e di parlare tutti i giorni, rivela qualcosa di più sulla politica dei nostri tempi. L’ultimo episodio, come si ricorderà, riguarda il ministro Salvini che in questo genere di dichiarazioni infelici si rivela un campione pressoché imbattibile. E infatti risuona ancora nell’aria la solidarietà elargita così generosamente dal leader leghista all’agente Cinturrino, presentato all’indomani della sparatoria di Rogoreto come un eroe della lotta alla criminalità e rivelatosi poi nel corso delle indagini tutta un’altra personcina. Situazione a dir poco imbarazzante, che forse dovrebbe suggerire almeno per il futuro una maggiore prudenza. Quella prudenza a cui finora Salvini non ha offerto però neppure un granello di incenso.  Il problema, intendiamoci, è più grande del gaffeur Salvini. E riguarda un intero ceto politico, abituato ormai a cavalcare ogni giorno un argomento diverso alimentando così un circuito comunicativo e propagandistico che spesso e volentieri lascia il tempo che trova. Con la quasi certezza di avventurarsi in luoghi non sempre conosciuti a fondo e con la forte probabilità di scoprire l’indomani che si è parlato un po’ a vanvera. Un gioco nel quale il ministro di cui sopra spadroneggia da tempo. Ma che non preclude a tanti altri la possibilità di fargli concorrenza.  Cose che capitano, si dirà. E non solo agli improvvisatori. Il fatto è che la politica dei nostri giorni si sente impegnata, quasi doverosamente, a parlare di tutto e a parlare di continuo. Il circuito della comunicazione è infatti così fitto e popolato che se si vuole richiamare l’attenzione occorre parlare dell’intero scibile umano. E se qualche volte si è tentati dalla suggestione del silenzio, provvede il rumore di tutti gli altri a richiamare l’attenzione e a costringere anche i più riservati a una loquacità senza remore.  Così, quando capita di fare una gaffe, di incappare in una contraddizione, di scoprire che forse era meglio dire una cosa diversa, più accortamente meditata, a quel punto avviene quasi sempre che sia il circo mediatico ad offrire subito un altro spunto per cambiare argomento e distogliere l’attenzione dai propri passi falsi. Tecnica apparentemente impeccabile, si dirà. Che però finisce per dilatare a dismisura il problema che ci si illudeva di risolvere. Personalmente ho qualche nostalgia per quei discorsi lunghi e un po’ prolissi, pieni di dotte citazioni, a cui si dedicavano i leader delle passate stagioni. Relazioni chilometriche vergate dopo giorni e giorni di meditazioni, ricerche, approfondimenti, confronti con i propri collaboratori e via dicendo.  Magari senza arrivare agli eccessi delle relazioni di Aldo Moro e dei comizi di Fidel Castro. Ma almeno con quel tanto di cura delle parole (e soprattutto dei pensieri) che sarebbe dovuta a se stessi oltre che ai propri elettori. Ma anche senza la pretesa di tornare fin laggiù, si potrebbe reclamare dai protagonisti di questa stagione almeno un briciolo di attenzione in più rivolta alla difficoltà dei tempi e alla serietà degli argomenti. Giusto quel briciolo che consentirebbe di valutare un po’ meglio le conseguenze di quel che si sta per dire. Evitando di incorrere negli scivoloni che capitano ormai a quasi tutti. A dirla tutta, sarebbe anche una questione di amor proprio che magari potrebbe prima o poi tornare a merito e vantaggio dei detentori di quel poco di potere che resta loro. E’ pur vero che un calendario politico così frenetico offre talvolta le sue vie di fuga, e consente di archiviare in fretta gli errori e gli eccessi di cui sopra. Ma a furia di parlare un po’ a casaccio, sulla base delle sollecitazioni e degli impulsi del momento, senza darsi il tempo di farsi venire un’idea un pochino più accurata, finisce che l’intero discorso pubblico risulti sempre meno credibile. Offrendo peraltro ai critici del giorno dopo una miniera di argomenti utili a denigrare i propri garruli e loquaci antagonisti.  Molte delle quotidiane dichiarazioni vengono rilasciate contando sul provvidenziale aiuto del dio dell’oblio. Ma intanto nella nostra memoria pubblica si accumulano una miriade di annunci, battute, proclami e gaffes di cui gli stessi autori (e i loro suggeritori) vorrebbero tanto liberarsi. Peccato che la memoria della rete e la fatica degli archivisti non glielo consenta più. E dunque, forse sarebbe meglio pensarci qualche attimo in più. Solo qualche attimo". (di Marco Follini) 
---politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Disponibile su Google Play
Disponibile su Google Play