(Adnkronos) - In uno scenario internazionale caratterizzato da crescente instabilità geopolitica, competizione strategica tra potenze, minacce ibride e profonde trasformazioni tecnologiche, la capacità di comprendere e governare la complessità rappresenta una delle principali sfide per la tutela degli interessi nazionali. Questi i temi al centro del seminario 'Il sistema di sicurezza italiano di fronte alle sfide del nuovo disordine globale', promosso presso Europa experience 'David Sassoli', sede di rappresentanza del Parlamento europeo in Italia, nell'ambito del corso di alta formazione 'Leadership, intelligence e difesa', organizzato da Spes Academy 'Carlo Azeglio Ciampi', Fondazione Aises, ConnectEd Mind e Società italiana di intelligence (Socint). Dopo i saluti istituzionali di Fabrizio Spada, responsabile dell'ufficio del Parlamento europeo in Italia, sono intervenuti Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises e direttore della Spes Academy, Luca Scognamillo, Capo di gabinetto del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), l'ambasciatore Francesco Talò, inviato speciale Imec e Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione MedOr. Nel suo intervento introduttivo, Valerio De Luca ha evidenziato il legame tra sicurezza nazionale, leadership e qualità delle decisioni: "La sicurezza nazionale -ha affermato- dipende sempre meno dalla sola disponibilità di risorse e sempre più dalla qualità delle decisioni. È da questa consapevolezza che nasce ConnectEd Mind, la prima startup italiana dedicata alla sicurezza cognitiva, sviluppata per rafforzare i processi decisionali attraverso l'integrazione tra pensiero critico, leadership, intelligenza artificiale e metodo dell'intelligence. Oggi la frontiera della sicurezza è cognitiva e la capacità di una Nazione di affrontare le sfide del futuro dipende dalla qualità delle decisioni di chi la guida". Nel corso del seminario è stato illustrato il ruolo del sistema del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nel supporto ai processi decisionali dello Stato. Particolare attenzione è stata dedicata al nuovo modello di gestione delle crisi e alla innovazione introdotta dal Dpcm del 22 aprile 2026, volto a rafforzare il coordinamento interistituzionale e la capacità di risposta del sistema nazionale di fronte a minacce sempre più complesse e multidimensionali. L'ambasciatore Francesco Maria Talò ha evidenziato come l'attuale fase di disordine globale imponga una riflessione sull'evoluzione dell'architettura della sicurezza internazionale e sul ruolo della cooperazione tra alleati e partner strategici: "L'architettura della sicurezza internazionale -ha spiegato- non si fonda più soltanto sugli equilibri militari, ma anche sulla capacità delle democrazie di garantire sicurezza energetica, tecnologica, economica e infrastrutturale. In un contesto segnato da competizione strategica e crescente frammentazione, il rafforzamento della cooperazione tra partner e alleati rappresenta una condizione essenziale per la stabilità, la prosperità e lo sviluppo. Il vecchio ordine internazionale non tornerà più, inutile averne nostalgia; dobbiamo adeguarci ad una realtà di caos ed incertezza; per questo occorre essere più agili nei processi decisionali ed abbattere i compartimenti stagni di strutture che non rispondono alle sfide orizzontali del momento". Daniele Ruvinetti ha richiamato l'attenzione sulla necessità di rafforzare la resilienza strategica del sistema Paese in uno scenario caratterizzato da rischi sempre più interconnessi: "La sicurezza contemporanea -ha detto- richiede una visione integrata capace di coniugare intelligence, innovazione, resilienza economica e sviluppo del capitale umano. La capacità di proteggere infrastrutture critiche, filiere industriali strategiche ed ecosistemi dell'innovazione rappresenta oggi un elemento decisivo per la competitività e la sicurezza del sistema Paese. Investire nella cultura della sicurezza significa rafforzare la capacità delle istituzioni e delle organizzazioni di affrontare con efficacia scenari sempre più complessi e interconnessi". Nel corso del dibattito è emersa la necessità di rafforzare una cultura della sicurezza capace di integrare intelligence, innovazione tecnologica, sicurezza economica, resilienza democratica e sviluppo del capitale umano. In uno scenario internazionale sempre più competitivo e caratterizzato da profonde trasformazioni geopolitiche e tecnologiche, la formazione delle nuove classi dirigenti rappresenta un investimento strategico per la resilienza e la competitività del sistema Paese.
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Sicurezza, sistema italiano di fronte a sfide nuovo disordine globale
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