Da ore questa notizia mi rimbalza nelle viscere e attende di essere elaborata.
Quindi propongo la mia personalissima opinione, forse sbagliata, ma che sento la necessità di condividere.
Difficile immaginare un uomo che possa dirsi più innamorato della libertà altrui di quanto sento di esserlo io.
Sento di essere un agostiniano puro: "Ama e fai ciò che vuoi". Per quanto mi riguarda basterebbe quest'unico comandamento per rendere tutto più comprensibile, più decifrabile, più bello.
Detesto i fanatismi, i giudizi morali, gli indirizzi dogmatici di chi ti dice cosa puoi o non puoi sentire, provare, scegliere.
Mi sono scagliato più e più volte contro persone che conosco e che stimo, le quali condannavano con ferocia alcuni (mediatici) casi di eutanasia. Ore di confronti, discussioni, a volte litigi.
In questo caso, tuttavia, mi fermo, mi tormento. E mi spavento.
Perché sento che il caso di Wendy rappresenta un paradigma. O meglio, uno spartiacque. Di fronte al dolore atroce che l'ha colpita, questa donna ha visto un'unica soluzione, un'unica via di uscita. Un'unica luce: il buio.
Siamo al paradosso esistenziale, all'annullamento dell'Essere, all'annientamento di quel filo di Speranza che in questi anni ho visto riannodare vite, stringere consapevolezze, riaccendere fuochi che sembravano estinti.
Mi chiedo, vi chiedo: al di là di quel mostro chiamato depressione, crudele e pervasivo, su quali e quanti affetti poteva contare questa donna? C'era qualcuno che sapeva guardarla negli occhi, tenerle la mano, ascoltarla senza pretendere di impartirle lezioni?
Questa donna non si è buttata da un ponte: ha scelto e comprato la propria fine.
Nell'assordante società del sembrare, del vincere, del battibeccare, nel cicalecciante incedere dei social, dei followers, degli "amici", dei like, dei sorrisi e dei cuoricini, ci si compra la #morte con la stessa facilità di un cellulare su amazon.
Possibile che nessuno abbia notato il suo sguardo vitreo, abbia decifrato le sue intenzioni, abbia provato ad aiutarla?
Possibile che ci si sia ridotti a una società così brava a raccontare e così incapace di comprendere?
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