Per qualche giorno ancora sarà possibile visitare, al Mudec di Milano, la mostra “Tatuaggio. Storie dal Mediterraneo”. Un percorso originale che attraversa la storia dalle evidenze preistoriche ad oggi, concentrandosi in particolare sull’area mediterranea, ma esponendo anche materiali extra-europei che facilitano la comparazione di un fenomeno globale. Nel corso dei millenni il tatuaggio ha assunto via via forme, significati e funzioni differenti: ci si tatuava volontariamente per prevenire e curare malattie, dichiarare il proprio rango, esprimere la propria fede o celebrare riti di passaggio oppure si poteva essere tatuati “a forza”, in quanto schiavi, disertori o condannati, per recare indelebili marchi d’infamia. Tra la metà del XIX e gli inizi del XX secolo con Cesare Lombroso, Alexandre Lacassagne e altri cosiddetti “antropologi criminali”, il tatuaggio viene associato ai marginali, ai carcerati, ai ‘devianti’. Da qui il pregiudizio nei confronti di una pratica considerata “primitiva e atavica”, indegna dell’uomo “civilizzato”, con la conseguente affermazione all’interno di specifiche subculture che l’hanno orgogliosamente presidiato fino al recente successo di massa planetario. La mostra è visitabile sino il 28 luglio nei seguenti giorni e orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30.
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Milano: La storia del tatuaggio in mostra al Mudec
Si avvia alla conclusione al Mudec di Milano la mostra sul tatuaggio, una pratica antica e intramontabile
- Pubblicato il
Elisabetta Farioli
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