L’inceneritore di Neutalia: “Mano tesa al territorio”

Parlano i vertici della società che ha rilevato la proprietà dell'impianto di Busto Arsizio, avviando un piano industriale di ammodernamento e valorizzazione. Migliorini: "Fondamentale l'integrazione col ciclo idrico". Falcone: "Le preoccupazioni della gente vanno ascoltate e tradotte in sinergia"

Gli inceneritori servono ancora? E’ la domanda che in tanti, non solo gli ambientalisti più combattivi, si pongono ormai da anni.

Abbiamo girato, questo e altri quesiti, ai vertici di Neutalia, società (partecipata dalla bustocca Agesp, dalla legnanese Amga e dal milanese Gruppo CAP: per rileggere qualche notizia del “debutto ufficiale” clicca qui) che ha rilevato l’inceneritore di Busto Arsizio, assorbendo Accam (e relativi debiti) e dando avvio a una tenace e promettente operazioni di (termo)valorizzazione e di ammodernamento.

In una raggiante giornata di Febbraio, Matteo Inzaghi ha quindi incontrato, in quel di Borsano, il presidente del cda Michele Falcone e l’amministratore delegato Stefano Migliorini, interpellando entrambi su obiettivi e prospettive, costi e benefici, nonché auspicabili ricadute di un impianto su cui, da anni, la politica dibatte, il territorio si interroga e i comitati polemizzano, invocandone la chiusura.

Tornando alla domanda di partenza, la risposta dei vertici è affermativa: “Bruciare i rifiuti non recuperabili serve eccome, a patto che lo si faccia in sicurezza, ricavandone energia“.

 

 

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