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Busto: Il teatro Sociale verso la riapertura in autunno

Dopo lo stop forzato, Sociale a Busto verso la riapertura in autunno con una nuova stagione di Ad Management

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo mesi di stop forzato, a causa di problemi strutturali che hanno richiesto un intervento urgente, le porte del Teatro Sociale di Busto Arsizio tornano ad aprirsi in autunno, mettendo di nuovo al centro cultura, educazione, formazione, relazioni con il mondo della scuola, con i giovani e con i tanti enti culturali bustocchi che, da decenni, qui hanno trovato il giusto spazio per farsi apprezzare e per ribadire la forte vocazione sociale del teatro: promuovendo partecipazione, inclusione e coesione sociale.
«Non va dimenticato- dice Luca Galli, presidente del Teatro Sociale – che questo luogo si è sempre caratterizzato per la sua capacità di essere esperienza di rapporti umani diretti, ad esempio la possibilità per i giovani di trovare momenti di espressione e protagonismo, e di creare importanti momenti di crescita con attività aggreganti e socializzanti, come accade con la Scuola di Teatro Delia Cajelli, che produce spettacoli teatrali e che cura progetti di educazione alla drammaturgia e alla prassi scenica, diventando luogo formativo ed educativo di riferimento per diverse generazioni di Bustocchi»
La novità per il 2024-2025 sarà data dalla coesistenza di questa anima tradizionale, con una stagione gestita dalla società Ad Management grazie a un accordo siglato nei mesi scorsi da Teatro Sociale s.r.l. Impresa Sociale presso Fondazione Comunitaria del Varesotto, realtà a cui il teatro di Busto fa capo, dopo che nel 2014 la Fondazione acquisì la totalità delle quote societarie al fine di farsi promotrice di cultura e contemporaneamente di relazioni positive e inclusive per la città, garantendo che questo patrimonio rimanesse a disposizione della comunità con cui ha un fortissimo legame.
Obiettivo dell’accordo? Mettere a terra l’idea di un teatro di tutti capace di conciliare obiettivi di sostenibilità economica con obiettivi di coesione e partecipazione che hanno contraddistinto la vita culturale cittadina, anche grazie a una forte sinergia con l’Amministrazione Comunale e in particolare con l’assessorato alla Cultura. Un modello virtuoso che mira a rendere il teatro cittadino luogo vivo non solo in occasione delle rappresentazioni che richiamano il grande pubblico, ma anche fulcro di una vita culturale che vede attivi tanti soggetti differenti, a partire dagli enti culturali in grado di portare al pubblico proposte di alto livello e generative di valore.
«Per noi il teatro sociale rappresenta un terreno di impegno diretto e concreto rispetto alla coesione della comunità locale sul territorio – dice Maurizio Ampollini, presidente di Fondazione Comunitaria del Varesotto -, capace di generare relazioni positive e inclusive per la città, coinvolgendo i suoi giovani e promuovendo per loro e con loro attività artistiche dal forte valore civico. In prospettiva per noi il Teatro Sociale potrà sempre più porsi come punto di riferimento per gli enti culturali desiderosi di innovare e creare valore per la città con attenzione particolare ai giovani».
Affermano il sindaco Emanuele Antonelli e la vicesindaco e assessore alla Cultura Manuela Maffioli:
«Se è vero, come è vero, che la cultura vive, oltre che di contenuti, anche di adeguati e preposti contenitori, il Teatro Sociale ne rappresenta uno degli esempi migliori e meglio riconosciuti in città. Spazio polivalente, multidisciplinare, perimetro di incontro, confronto, crescita, conoscenza, coesione comunitaria. Siamo grati alla Fondazione Comunitaria del Varesotto, proprietaria dell’immobile, e alla Direzione del teatro per lo sforzo convinto, concreto e congiunto a favore di uno stabile in cui si sono scritte importanti pagine della cultura cittadina e che, anche per questo, è nel cuore dei Bustocchi e non solo. Come Amministrazione comunale confermiamo il nostro interesse, la nostra vicinanza e il nostro ormai consolidato sostegno concreto al Teatro, principale ‘voce’ di investimento dell’Assessorato alla Cultura, che merita di tornare a vivere, a risplendere, a fare emozionare».

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