Piccoli e grandi frammenti della storia di Gallarate vivono ancora oggi nelle sale del Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri, come la lapide in bronzo dedicata ai sovrani Vittorio Emanuele II e al figlio, Umberto I, un tempo collocata sulla facciata principale di Palazzo Borghi, allora sede della Sottoprefettura e oggi Municipio.
A raccontarne il valore storico e simbolico è Massimo Palazzi, direttore del museo: “E’ uno di quei cimeli che ci parlano. Era indicata come 'lapide' già nell’invito all’inaugurazione del 13 marzo 1910 e occupava un luogo prominente, affacciato sulla piazza e sul sagrato della Basilica”. Un monumento pensato per celebrare la monarchia, rimasto visibile fino al 1946, quando con l’avvento della Repubblica si decise di rimuovere i simboli legati ai reali e di ridisegnare l’aspetto urbanistico delle città.
La lapide non venne però distrutta. Fu trasferita alla Studi Patri, che già allora aveva sede nel chiostrino, inaugurato nel 1926. “Oggi è esposta nella sala della Liberazione” spiega Palazzi mostrando anche una foto che ne ritrae la collocazione originaria.
Attorno a quel reperto si costruisce un racconto più ampio. Nelle sale del museo trovano spazio anche gli stemmi delle antiche famiglie gallaratesi – Reina, Palazzi, Panigarola, Moneta, Bossi – salvati durante demolizioni e ristrutturazioni del passato. “Sono altre pietre vive”, sottolinea il direttore, “testimonianze che continuano a parlarci delle nostre radici”.
Un dialogo che coinvolge anche le nuove generazioni: alcune schede espositive sono state realizzate dagli studenti della scuola secondaria di primo grado Gerolamo Cardano, che hanno studiato gli stemmi e ne hanno ricostruito la storia. “Non è una memoria per pochi appassionati”, conclude Palazzi, “ma un patrimonio che racconta l’identità della città”.
Se il Museo Maga rappresenta il polo dell’arte moderna e contemporanea, la Studi Patri è il museo della città: il luogo dove Gallarate conserva le proprie radici con uno sguardo anche al futuro.






