Luino: Onore al Maestro Muti. E all'inno di Mameli

Il Premio Chiara celebra Riccardo Muti in un gremito Teatro Sociale, tra aneddoti, cultura e sense of humor

Intelligenza e senso dell’umorismo, gusto per l’aneddoto e per l’analisi approfondita, tra citazioni latine e battute napoletane.
Riccardo Muti è un gigante e il Premio Chiara lo ha celebrato in un evento destinato a restare scolpito.
Perché la carriera del Maestro non è solo il riflesso vivente delle vette apicali che un talento fuori dal comune può farti raggiungere, è anche il frutto di un impasto empatico e culturale sopraffino, che all’intransigenza tecnica alterna il calore di un’arte concepita dal divino per renderci più umani.
Introdotto da Claudia Donadoni, premiato da Salvatore Consolo, Cesare Chiericati e dal viceprefetto Michele Giacomino, e intervistato da Andrea Kerbaker, Muti non ha risparmiato critiche alle più audaci rivisitazioni di Classici che finiscono per essere stravolti nella loro essenza, ma ha anche difeso a spada tratta l’inno di Mameli, ricolmo di sublime sofferenza, ma purtroppo “strapazzato” da troppe, infelici esecuzioni.
Parole analoghe per il Va’ Pensiero, canto del nostalgico bisbiglio e non virtuosistica e tonante esibizione. In chiusura questo splendido 84enne si congeda tra gli applausi scroscianti del pubblico e invoca una politica meno litigiosa, più incline al servizio che alla tattica.
E’ probabile che resti inascoltato, nonostante sia l’unico italiano al quale basta un solo gesto per ammutolire e incantare il mondo intero.

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