Senza Bambi niente sarà più come prima.
Non lo sarà più il Premio Chiara, che in lei trovava una leader, un motore organizzativo e infaticabile, un vulcano di energia e iniziativa. Non lo sarà più il nostro panorama culturale. E non lo sarà più Varese, questo angolo di Mondo che Bambi ha colorato di passione, entusiasmo e stravaganza.
Non c’era un solo momento che Mariafederica, questo il suo nome all’anagrafe, non rendesse unico e magnificamente personale.
Perché Bambi, che il servizio di Rete55 racconta attraverso parole e immagini, non conosceva mezze misure: si muoveva, pensava e parlava con velocità, senza filtri: ogni sua uscita pubblica riusciva ad essere, nello stesso momento, divertente e intrigante, profonda nel contenuto e frizzante nella forma.
Ma c’è un aspetto che la maggior parte del pubblico e degli addetti ai lavori, i quali ne incrociavano i passi per il Festival o per altre occasioni pubbliche, non possono conoscere.
Un aspetto che solo chi ha avuto la fortuna di frequentarla assiduamente, raccontarle le proprie debolezze, per poi raccogliere le sue, ha imparato di lei.
Bambi aveva un’anima caleidoscopica e un cuore grande. Nei suoi occhi e nelle sue confidenze si esploravano gli abissi del dolore lacerante che la vita l'aveva obbligata a sondare, ma anche i picchi emotivi che sapeva raggiungere.
Nella sua creatura, il Premio Chiara, questi suoi pianeti convergevano in un’unica galassia e se tutto di quella storica manifestazione, dall’iniziativa di contorno al momento clou, dai dibattiti alla finalissima, lasciava una traccia nei partecipanti, era grazie a lei e alla "tempesta perfetta" che, a ogni passo, la accompagnava.
Non sarà possibile sostituirla, né calcare le sue orme: potremo solo tentare di renderle omaggio contribuendo a tenere in vita il suo festival e annaffiarlo come si fa con una piantina che rischia di appassire. Nella consapevolezza che da oggi non si chiamerà più solo Premio Chiara, ma premio Chiara-Bambi. Perché senza di lei niente di ciò che da quasi 40 anni conosciamo, seguiamo e applaudiamo, sarebbe stato possibile.
Ciao, amica mia!
Matteo Inzaghi
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