Sono da poco passate le 22. Qui a Gemonio le strade sono deserte, il silenzio assordante. C'è solo una pattuglia dei carabinieri che veglia sulla casa di Umberto Bossi. Il Senatùr poche ore fa si è spento a 84 anni. Con lui è finita un'epoca politica, certo, ma anche di narrazione. Un modo di raccontare il territorio, di viverlo. E anche un modo di comunicare la politica.
Perché in questo Bossi fu davvero un rivoluzionario. Ebbe un fiuto, un'intuizione tale da trasformare un movimento orgogliosamente localistico in un partito del potere nazionale. Diventò l'ago della bilancia, tanto che dopo la caduta del primo governo Berlusconi, con il famoso ribaltone, lo ricorderete da un lato veniva corteggiato dal centrodestra del Cavaliere, dall'altro dal centrosinistra di D'Alema affinché fondasse una nuova alleanza.
Bossi era così, capiva tanto un momento prima degli altri e sapeva raccontarlo dannatamente bene. Forse anche per questo oggi lo piangono in tanti, compresi coloro che politicamente gli sono stati avversari.






