Il ruolo della Storia nell’epoca del “rovescismo”

Notevole riscontro per la due giorni di convegno organizzata all'Università dell'Insubria e dedicata alla oggettività della conoscenza e della narrazione. Figura dominante, quella di Marc Bloch, padre degli storici moderni, ucciso dai nazisti nel 1944

Che ruolo occupa, oggi la Storia? Quale oggettività occorre riconoscere a ciò che racconta, riporta e rievoca sulla base di prove documentali e testimonianze? E’ possibile immaginare un domani nel quale lo studio della Storia possa trovare ancora il posto che merita, malgrado l’epoca che stiamo vivendo, spesso contrassegnata da revisionismi o, come li chiama il professor Fabio Minazzi (filosofo e docente dell’Università dell’Insubria), rovescismi?

Sono alcune delle tante domande che hanno costellato il convegno organizzato dall’ateneo di Varese e di Como e dedicato alla imponente figura di Marc Bloch, padre degli storici contemporanei, nonché studioso e filosofo che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, decise di imbracciare le armi per combattere l’occupazione nazista della sua Francia, ma fu per questo arrestato, torturato e fucilato dal “Boia di Lione“, collaborazionista transalpino, fedelissimo del Maresciallo Petain, fuggito poi in Argentina e deceduto alla veneranda età di 94 anni.

La risposta ai quesiti, secondo Minazzi, trova parte di risposta nell’essenza stessa del Corso di Laurea in Storia e Storie del Mondo Contemporaneo, concepito e sbocciato a Varese e basato su un concetto affascinante quanto lungimirante: lo studio della Storia deve potersi fondare su un’analisi multidisciplinare, che tenga conto del ruolo (storico) di filosofia e comunicazione.

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