Lo spazio secondo De Lucchi: aperto e inclusivo

Premiato con Lumen Claro del Lions Club, l'architetto e designer, varesino da oltre 30 anni, riflette sugli effetti emotivi e culturali della pandemia (e della guerra) e sull'esigenza di costruire mura che includano, anziché dividere

C’è la sua celeberrima lampada e c’è la sua moka, elegante e funzionale. Ci sono le opere che ha curato per l’Expo e c’è il ponte di Tbilisi, simbolo di una pace mai come oggi attuale e necessaria.
Michele De Lucchi è Lumen Claro 2022, il premio più prestigioso del Lions Club Varese Prealpi, che riconosce così le personalità di più alto livello capaci di dare lustro internazionale al nostro territorio.
Per l’architetto e designer, artefice di progetti ammirati in tutto il mondo, l’appartenenza a Varese non è l’ha niente di incidentale. Il rapporto con il capoluogo è costante, sentito e profondo: “In questi 33 anni ho visto cambiare molto la città – ci racconta  Ma i presupposti che mi hanno portato a crescere i miei figli qui, bellezza e atmosfera, sono rimasti gli stessi”.
A colpire il pubblico lionistico, ospiti del presidente Giuseppe De Gasperin, l’analisi di De Lucchi sul nuovo concetto di spazio.
Se c’è una cosa che la pandemia ci ha trasmesso, dice, è l’esigenza di mura che includano anziché dividere e di uffici, musei, scuole, case, edifici pubblici e privati concepiti non solo per trascorrere parte della giornata, ma per incontrarsi, guardarsi, parlarsi, condividere“.

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