Lo scorso 8 gennaio, in pieno giorno, un centinaio di giovanissimi si erano affrontati in centro a Gallarate, con bastoni e catene, in una maxi rissa preordinata sui social. A quasi tre mesi dall’evento, suscitato da screzi fra bande rivali di Varese, Malnate e Cassano Magnago, il tribunale dei minori di Milano e la Procura di Busto Arsizio hanno emesso misure cautelari per 17 ragazzi, 15 dei quali sono minorenni: sette di loro avranno l’obbligo di restare a casa due mesi col divieto di usare telefono e social, mentre per altri otto scattano alcune prescrizioni, tra cui l’obbligo di rientro alle 19.
Due i maggiorenni coinvolti, come racconta Nadia Calcaterra, della Procura di Busto.
Le indagini hanno individuato una trentina di partecipanti e sono state svolte anche via web, come si capisce dal titolo dell’operazione: «Ehi Brò No Parla Tanto» gergo utilizzato di frequente dagli indagati nelle chat analizzate, con il quale tutti gli interlocutori venivano invitati ad evitare di parlare dei fatti onde correre il rischio di essere intercettati.
Secondo le indagini, i giovani, che dovranno rispondere di rissa aggravata, lesioni personali pluriaggravate, porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere, stavano preparando un terzo scontro a Malnate.
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Rissa di Gallarate, 30 ragazzi nei guai
Per 17 di loro (15 minorenni) sono scattate le misura cautelari. In 26 hanno ricevuto il “Daspo Willy”
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Filippo Brusa
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