500 grossisti: “Per la politica siamo fuori moda?”

Il portavoce delle imprese che si occupano di vendita di abbigliamento all'ingrosso, denuncia la grave crisi del settore e chiede aiuto a Regione Lombardia: "La moda cambia in breve tempo, abbiamo i magazzini pieni ma siamo a corto di ordini. I nostri clienti, negozianti, rinunciano a caricarsi di nuova merce"

Quanti di noi, fino all’inizio dell’incubo covid, conoscevano i codici ATECO? Oggi, in ambito economico, non si parla d’altro. Perché sono quei numeri che fanno la differenza tra chi resta aperto e chi no, tra chi lavora e chi salta un giro.

Oggi ne parla a gran voce il settore dell’abbigliamento all’ingrosso. Un buon numero di aziende lombarde che hanno scritto ai vertici della Regione e chiesto un’audizione alla commissione Attività Produttive. 

“I grossisti – spiega il portavoce, il cassanese Lillo Bevelacqua – si trovano a vivere il secondo incubo, anche perché la moda cambia ad ogni stagione, ciò che è nuovo adesso resterà in magazzino più avanti: il rischio è di continuare a investire senza introiti, anche perché i negozi, che grazie alla zona arancione hanno potuto riaprire i battenti, non sembrano intenzionati a caricarsi di ulteriori costi e rinunciano all’acquisto di nuova merce”.

Nell’intervista, l’appello alla politica: “Dateci ascolto, contributi, sgravi“.

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