Il numero dei frontalieri sta calando e le imprese cominciano a lasciare la Svizzera.
Scenario impensabile fino a poco tempo fa, ma già attuale all’indomani del nuovo accordo fiscale.
Lo ha spiegato dettagliatamente Sergio Aureli, consulente del lavoro a Lugano e relatore del Rotary Club Varese, guidato dal Presidente Roberto Troian. Ironicamente, Aureli fa notare che il nuovo accordo sta “esportando” oltreconfine la tassazione italiana, con effetti a cascata.
Da un lato, complice la controversa “tassa sulla salute”, i frontalieri vedono ridursi i motivi (economici) per cui valga la pena lavorare in svizzera.
Dall’altro, la diminuzione della manodopera innesca sempre più spesso la delocalizzazione di imprese, invogliate a lasciare il Canton Ticino.
Un dato, chiosa Aureli, che ricade sulle spalle dei contribuenti elvetici: “E’ l’effetto “moltiplicatore” – spiega – che porta a parametrare la tassazione locale con il numero di aziende attive sul territorio”.
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