Maltempo e cemento, i nemici dell’agricoltura

Coldiretti denuncia il disastro provocato dal combinato disposto di cambiamento climatico e scelte economico-politiche caratterizzate dalla speculazione e dalla miopia. Uniche vie d'uscita: stop al consumo di suolo e kmzero

Coltivazioni distrutte, danni a frutta e verdura, mandrie e greggi bloccate in alpeggio.

E’ pesante il bilancio dei danni all’agricoltura nelle province lombarde, colpite dall’ennesima ondata di maltempo.

A lanciare l’allarme, ancora una volta, Coldiretti Varese, che per voce del suo presidente Fernando Fiori punta l’indice contro due grandi nemici.

Da un lato, i cambiamenti climatici, che rendono ormai inevitabile una estremizzazione delle condizioni meteorologiche: “A lunghi periodi di spaventosa siccità – spiega – alterniamo violenti nubifragi. Senza più alcuna via di mezzo”.

Dall’altro, le responsabilità della politica e dell’impresa, che per molti anni ha colonizzato le terre spingendo il consumo di suolo ben oltre i limiti della sostenibilità

Il risultato – insiste Coldiretti – è che, nell’ultimo quarto di secolo, è scomparso oltre un quarto della terra coltivata con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta a poco più di 12 milioni di ettari. E che, negli ultimi 15 anni, è sparita anche una pianta da frutto su tre, fra mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti con il ‘frutteto italiano’, con un crollo netto di oltre il 33%.

Un problema che affligge anche il territorio: si stima infatti che tra il 2012 e 2019 in Lombardia il consumo di suolo si sia “mangiato” 43 milioni di chili di seminativi, 20 milioni di chili di foraggere, mentre per oliveti, frutteti e vigneti si sono persi quasi un milione di chili per ognuna di queste tipologie produttive. In particolare, il comprensorio della provincia prealpina vede circa il 20,9% del suo territorio coperto da cemento.

Numeri peggiori, in regione, solo per Monza-Brianza (40,56% di suolo consumato) e Milano (31,5%).

Sul fronte delle proposte, infine, Coldiretti rilancia le proprie priorità: “E’ importante  riconoscere il ruolo del settore agro-forestale e la strategicità del governo boschivo. Ma è anche fondamentale assicurare il sostegno alla promozione di modelli di consumo caratterizzati dalla riduzione dei trasporti della materia prima (“chilometro zero”), alla diffusione della filiera corta (concetto legato alla diffusione del consumo dei prodotti stagionali e territoriali) e della vendita diretta e, non da ultimo, preservare, nell’assetto territoriale, le zone a vocazione agricola”.

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