Produzione ai minimi storici, UNIVA: “Servono risposte”

L'economia frena in quasi tutti i settori, con l'aggravante di esportazioni in caduta libera. Il presidente Grassi: "Le imprese attendono risposte concrete, non misure assistenziali. Serve coraggio. Servono statisti"

Un quadro tetro, drammatico, caratterizzato dal segno meno.

L’analisi congiunturale dell’Unione Industriali della Provincia di Varese guarda al secondo trimestre 2020, fiaccato dall’effetto del lockdown, sommato al crollo delle esportazioni, dovuto alle misure di contenimento anti covid adottate dagli altri Paesi.

Sul fronte nazionale, i dati mostrano una produzione italiana che a Marzo segnava un -28% rispetto allo stesso periodo del 2019, ad Aprile un meno 19% e a Maggio un -20%.

Su scala provinciale, a fronte di un 70% di imprese rimasto fermo durante la quarantena (dato confermato dal crollo delle ore di utilizzo dei macchinari e dei consumi di energia elettrica), il 64,5% delle aziende interpellate indica dei livelli produttivi in calo, il 18% segnala una certa stabilità, mentre solo il 17,5% dichiara un aumento.

La situazione si riflette nel capitolo ordinativi, in peggioramento. Mentre per quanto riguarda le previsioni, il 41,6% delle imprese si aspetta un parziale miglioramento, il 39,6% un andamento stabile, il 18,8% un ulteriore peggioramento.

Occupazione: nel primo semestre di quest’anno l’INPS ha autorizzato 31.067.856 ore di cassa integrazione.

Per tutti questi motivi il presidente di UNIVA Roberto Grassi rilancia il proprio accorato appello alla politica:

Le imprese varesine attendono risposte su temi quali scuola, digitalizzazione, pubblica amministrazione, infrastrutture, sostenibilità, formazione, rientro del debito pubblico ormai abnorme, riorganizzazione della spesa pubblica, riforme istituzionali che rendano più efficiente le capacità di governo della politica. Di tutto questo non c’è traccia di proposta o di un serio confronto. Ci stiamo ancora una volta perdendo nella creazione di piccoli rivoli assistenziali, invece che convogliare in pochi, ma strategici fiumi in grado di fare da traino, le forze e le risorse che abbiamo a disposizione. Non abbiamo bisogno di altre commissioni o task force. Abbiamo bisogno di decisioni, di coraggio nel prendersi ognuno le proprie responsabilità, di una stagione di riforme (alcune delle quali a costo zero) e di coesione politico-istituzionale. Abbiamo bisogno di una politica che smetta di guardare al proprio consenso elettorale e sia anzi disposta a sacrificarlo sull’altare delle future generazioni. Ora più che mai abbiamo bisogno di statisti”.

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