Vendite dimezzate, il post Covid svuota bar e negozi

Confcommercio indica a -35% il calo di bar e ristoranti, mentre il crollo del settore abbigliamento tocca il 50% nelle aree vicine alla Svizzera. Angelucci: "Ottobre sarà lo spartiacque". Ferrarese: "Penalizzati dall'azzeramento dei catering"

C000ome da previsioni, il post emergenza mostra il suo volto più crudele e spaventa l’economia locale, soprattutto negozi, boutique, bar e ristoranti.

I dati di Confcommercio, che dà voce a Federmoda e alla Federazione dei Pubblici Esercizi, non lasciano spazio a dubbi: dopo una riapertura contrassegnata dal segno più, la contrazione del post lockdown si è fatta sentire e minaccia di inferire nei prossimi mesi. Fino allo spartiacque autunnale. “Tra Settembre e Ottobre – sentenzia Giorgio Angelucci, numero uno di Uniascom e del sottoinsieme associativo che rappresenta il settore della moda e dell’abbigliamento – vedremo chi riuscirà a stare in piedi e chi dovrà abbassare la saracinesca“.

Guardando ai numeri, a passarsela peggio sembra essere proprio Federmoda. “Le vendite – spiega Angelucci – soffrono di un calo medio del 30% rispetto allo stesso periodo (metà Maggio-metà Giugno) dello scorso anno. Ma nelle aree al confine con la Svizzera il crollo arriva a -50%, complice la deleteria chiusura delle frontiere, che ha tolto a tanti colleghi l’abituale andirivieni dei clienti svizzeri”.

“In alcuni casi – aggiunge il presidente – gli stessi addetti ai lavori hanno fatto scelte sbagliate, proponendo in saldo gli avanzi di magazzino. Chi entra in negozio per comprare – spiega, da esperto del settore – cerca qualche promozione sui capi della stagione in corso, non i saldi sui prodotti datati”.

Sul fronte della FIPE, invece, il presidente provinciale e consigliere nazionale Giordano Ferrarese amplia il ragionamento a un confronto con le aree metropolitane. “Anche i bar e i ristoranti del varesotto – spiega – avvertono una contrazione di circa il 35%, confermando le peculiarità delle città di provincia.

A differenza di Milano e delle nostre località più turistiche (la zona dei laghi), Varese ha subito in misura inferiore il drastico calo di visitatori e l’effetto smart working (che nel capoluogo lombardo ha letteralmente svuotato i locali abituati a colazioni e pause pranzo). La nostra provincia, però, ha pagato e sta pagando a caro prezzo l’azzeramento dei servizi di catering per banchetti, matrimoni e congressi.

Ora la categoria affida le proprie speranze all’inizio di Luglio, nell’auspicio che l’ordinanza regionale di fine Giugno consenta la riattivazione dei servizi più floridi e redditizi legati agli eventi e alle cerimonie.

 

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