Addio Pierantozzi, magistrato colto e spiritoso

Storico esponente della Procura di Varese, lascia a 87 anni la moglie Antonia e il figlio Francesco, giornalista e leader del rugby biancorosso. Ironico e pungente, fu amico di Paolo Villaggio, col quale condivideva le origini liguri

Qualcuno lo chiamava il “giudice aristocratico”, per la sua raffinatezza culturale e formale. Altri, che gli erano più vicini sul piano personale, ne apprezzavano soprattutto la dolcezza dei modi, l’ironia acuta, le spiritose battute, rafforzate dallo sguardo sornione e da quegli occhi luminosi e taglienti.

Giovanni Pierantozzi non è più tra noi. Si è spento a 87 anni, alla presenza della moglie Antonia e del figlio Francesco, giornalista e presidente del Rugby Varese.

I funerali sono previsti martedì 20 Aprile alle 15.30, nella Basilica di San Vittore.

Una notizia, quella della scomparsa del giudice, che suona strana per chi, da varesino, aveva imparato a incrociare il suo cammino per tanti anni. Prima quello professionale, da magistrato, poi, da pensionato e nuovamente varesino, reduce dalla prestigiosa parentesi trentina, nelle domeniche al Palazzetto. Dove lui, accanito sostenitore dei colori biancorossi, non mancava mai.

Personalmente, lo ricordo in tante cene (amava la buona tavola e il calore della compagnia), in alcune interviste e in una giornata speciale: quella del Premio Chiara alla Carriera consegnato, nel 2012, a Paolo Villaggio.

Quel giorno, a Luino, c’era anche Giovanni Pierantozzi, che con il grande attore e autore condivideva le origini genovesi, gli anni di studi liceali, un rapporto di amicizia radicato nel tempo, irrobustito da una stima reciproca che, quel giorno, venne riaffermata. E una predisposizione naturale all’umorismo colto, ricercato, sardonico.

Chissà che risate si staranno facendo adesso, lassù!

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