Lavorare in pandemia: “Serenità fa rima con produttività”

Dall'assemblea dell'Ordine dei Consulenti un appello alle imprese affinché combattano il disagio, frenino l'isolamento, favoriscano socialità, risparmino giudizi e benessere

Consolidare un mondo del lavoro più sereno, meno giudicante, più aperto e più solidale, non è solo un quadro ideale, ma anche un’esigenza sociale, nonché un’opportunità economica.

E’ quanto emerso dall’assemblea dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, guidato dalla presidente Vera Lucia Stigliano e riunitosi per riflettere sui cambiamenti impressi da due anni di pandemia.

Al tavolo, oltre ai vertici dell’associazione di categoria, l’imprenditore e presidente LIUC Riccardo Comerio e la psicoterapeuta Gloria Bevilacqua.

Quest’ultima ha insistito sull’esigenza di far fronte allo smarrimento, l’ansia, l’isolamento e il disagio innescati dal covid con un approccio diverso, più aperto, che nel favorire il rasserenamento del clima inneschi un volano virtuoso ai fini della produttività. Perché un lavoratore più tranquillo, soddisfatto e a proprio agio opera meglio e genera maggiori risultati.

Elemento fondamentale della sfida, il giudizio. Meno si giudica, meglio è. In caso di “passo falso” è meglio procedere con maggiore cautela, evitando di personalizzare il problema e muovendosi attraverso l’analisi oggettiva della questione. Occorre, insomma, evitare in tutti i modi che l’ambiente lavorativo venga intossicato e reso inospitale.

Il lavoro a distanza – ha aggiunto Comerio – è stato sicuramente indispensabile, ma in molti casi ha alimentato disagio e senso di solitudine. Per questo è bene che l’impresa metta a disposizione ogni sistema utile a migliorare la sostenibilità dell’attività lavorativa, dal punto di vista ambientale, sociale e organizzativa. Non si tratta di spese, bensì di investimenti”.

 

 

 

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