Riceviamo e pubblichiamo
Venerdì scorso Busto Rinasce è tornata a incontrare i cittadini dentro i loro quartieri, questa volta con un AMA dedicato a Beata Giuliana e Redentore, intitolato provocatoriamente “Quartieri del futuro o terra di conquista?”.
Dal botta e risposta intavolato con Salvatore Loschiavo, promotore di Busto Rinasce, è emerso chiaramente che Beata Giuliana e Redentore non rifiutano i cambiamenti per principio, ma vorrebbero che le grandi trasformazioni che stanno per subire non vengano semplicemente imposte dall’alto, ma valutate e discusse insieme ai cittadini.
Una nuova infrastruttura o un nuovo servizio, infatti, possono diventare opportunità solo se accompagnati da accessibilità, viabilità adeguata, manutenzione, sicurezza, spazi pubblici curati e un ascolto reale dei cittadini. Una richiesta di buon senso, riferita non soltanto al nuovo ospedale di Busto-Gallarate, previsto proprio nell’area di Beata Giuliana, ma anche a tanti altri temi concreti, come il traffico, la sicurezza e l’illuminazione pubblica; la manutenzione di strade, marciapiedi e verde; la necessità di spazi sicuri per bambini e famiglie; l’idea di istituire dei Comitati di Quartiere.
«Le grandi trasformazioni non si devono subire: devono essere pianificate e coordinate dalla politica, attraverso un confronto continuo con i cittadini», ha confermato Salvatore Loschiavo. «Il nuovo ospedale, per esempio, può diventare una grande risorsa per Beata Giuliana e per tutta la città, ma solo se il quartiere viene coinvolto concretamente e se attorno a quell’opera si costruisce un progetto serio di mobilità, servizi e qualità della vita».
Il nuovo ospedale: una risorsa solo se ben governata
Il futuro nuovo ospedale di Busto-Gallarate è stato uno dei temi più d’attualità di questo AMA. Non si è discusso se essere pro o contra il progetto, che ormai è deciso, ma è emerso un interrogativo molto concreto: che cosa accadrà a Beata Giuliana quando il quartiere si troverà a concentrare funzioni sempre più rilevanti, dall’area commerciale ex Mizar ai nuovi impianti sportivi, alla futura RSA, fino alla nuova struttura ospedaliera?
Alcuni residenti hanno espresso preoccupazione per l’accessibilità, per il traffico e la pressione sulla viabilità esistente e per l’impatto di tutti questi fattori sulla vita quotidiana degli abitanti. Altri hanno riconosciuto che una nuova struttura sanitaria può rappresentare un’opportunità, a condizione però che sia accompagnata da collegamenti di trasporto pubblico e da una gestione attenta delle ricadute sul territorio.
Per Salvatore Loschiavo il punto non è stato riaprire una discussione astratta su un progetto ormai approvato, che in ogni caso si farà, ma evitare che il quartiere arrivi impreparato alla trasformazione che lo attende. «Un intervento di questa portata avrebbe richiesto un coinvolgimento maggiore di tutti i cittadini, ma in particolare di Beata Giuliana», ha commentato Loschiavo. «Oggi la responsabilità della politica è fare in modo che l’ospedale non diventi un peso scaricato sul quartiere, ma un volano di sviluppo gestito con serietà».
Mobilità, traffico e manutenzione: serve maggiore capacità di programmazione
Il tema dell’ospedale ha portato con sé quello più ampio della mobilità. Durante l’incontro sono state segnalate criticità su viale della Repubblica, percepito da alcuni residenti come troppo “veloce” e rumoroso; sull’asse del Sempione, già congestionato in alcune fasce orarie; sulle piste ciclabili e ciclopedonali, giudicate in diversi punti poco sicure e non adeguate alla conformazione delle strade che le ospitano; sul traffico pesante che, secondo alcune testimonianze, attraversa vie interne come via De Pretis e via Rossini, anche in prossimità delle scuole.
Il confronto ha ricondotto questi problemi a una questione di “buon governo” della città. Busto non può procedere per interventi isolati, né affrontare ogni criticità come un’emergenza a sé. Serve una pianificazione complessiva, di lungo periodo, capace di tenere insieme auto, trasporto pubblico, biciclette, percorsi pedonali, scuole, quartieri e nuove funzioni urbane.
«Il PUMS non è un documento da tenere in un cassetto», ha osservato Loschiavo. «È lo strumento giusto, se non addirittura l’unico, per consentire a una città grande di diventare davvero una grande città: non solo per dimensioni, ma per qualità dei servizi, sicurezza degli spostamenti e capacità di intercettare risorse economiche da utilizzare per il benessere della comunità».
Altri interventi hanno riportato l’attenzione sulla manutenzione ordinaria. Sono stati segnalati marciapiedi rotti, buche, residui di potature lasciati a terra, verde da curare con maggiore continuità, problemi di visibilità legati alle alberature e tombini da pulire per ridurre i disagi durante le piogge. Sul punto, Loschi






