“Un aumento inaccettabile, che pesa direttamente sulle famiglie gallaratesi e mette in discussione il diritto all’istruzione”. È dura la presa di posizione di Margherita Silvestrini, esponente del Partito Democratico di Gallarate, che denuncia l’incremento delle rette delle scuole materne gestite dalla Fondazione per il prossimo anno scolastico.
Secondo i dati citati dal Pd, l’aumento porterebbe le rette annuali da circa 700 euro a oltre 1.000 euro, con cifre che per alcune fasce potrebbero salire ulteriormente. Un rincaro che, per Silvestrini, è la conseguenza diretta della riduzione del contributo comunale alla Fondazione, scelta che avrebbe come obiettivo il pareggio di bilancio ma che, nei fatti, trasferisce l’intero peso economico sulle famiglie.
“Non si tratta di una semplice decisione contabile, sottolinea Silvestrini, “ma di una scelta politica precisa, che dimostra una visione miope della città”. Una visione che, secondo l’esponente dem, non favorisce l’insediamento delle giovani famiglie e non sostiene l’educazione dei più piccoli, colpendo non solo i nuclei in difficoltà economica ma anche quelli con redditi medi.
Il rincaro delle rette si inserisce inoltre in un contesto già aggravato dall’aumento dei buoni pasto e di altri servizi educativi e di cura. "Si è scelto di investire sulla spesa corrente del Comune e di sbandierare riduzioni Irpef irrisorie – attacca Silvestrini – tagliando invece il sostegno ai servizi educativi".
Il Pd ricorda di aver chiesto già il 17 gennaio la convocazione di una commissione sul tema, nel tentativo di fare chiarezza e garantire trasparenza. “L’Amministrazione ha invece comunicato la decisione senza alcun coinvolgimento preventivo delle famiglie, che oggi si trovano di fronte a un aumento inaspettato al momento dell’iscrizione”.
Da qui la richiesta politica più forte: le dimissioni del presidente della Fondazione e del consigliere comunale con delega alle politiche familiari. “Non sono stati efficaci nel difendere una proposta educativa di qualità e una pluralità di offerte, conclude Silvestrini, “questa scelta conferma un’idea di città che non condividiamo, né nel metodo né nella sostanza”.






