Fontana indagato, le reazioni politiche

La notizia dell'iscrizione del Presidente di Regione Lombardia nel registro della Procura di Milano solleva un vespaio. Cinque Stelle: "Dimissioni". PD: "Il Governatore dimostri la propria estraneità". Cosentino: "Assurdo, è la persona più onesta che conosca". Grimoldi: "Speriamo di non avere di fronte degli altri Palamara"

Attilio Fontana risulta indagato dalla Procura di Milano. L’ipotesi di reato è “Frode in Pubbliche Forniture“.

Il Governatore lombardo dovrà dimostrare di non avere avuto a che fare con la fornitura di 75 mila camici inizialmente venduti a Regione per 513 mila euro dalla società Dama (proprietà del cognato di Fontana, Andrea Dini) e successivamente donati (non tutti, perché ne risultano infine consegnati meno di 50 mila).

Nelle scorse ore, inoltre, un articolo del Corriere della Sera racconta di un bonifico dall’estero di 250 mila euro che il Presidente avrebbe inizialmente destinato al cognato, salvo poi bloccarlo. Quei soldi, sempre secondo le indiscrezioni giornalistiche, sarebbero parte di un tesoretto di oltre 5 milioni trasferito in Svizzera, dalle Bahamas, grazie a uno scudo fiscale.

Immediate le reazioni politiche, di segno opposto. L’attacco più duro è quello del Movimento Cinque Stelle, che chiede le immediate dimissioni del governatore e dell’intera giunta.

Più morbido l’intervento dei varesini del PD Alessandro Alfieri e Samuele Astuti, i quali si augurano che Fontana possa dimostrare la propria estraneità, ma che considerano ormai evidente la “inadeguatezza della Regione a guida Lega”.

Difesa a spada tratta, invece, quella di Giacomo Cosentino (Lombardia Ideale): “Non è un Paese libero e democratico quello in cui si viene indagati senza aver fatto niente di male e senza che via stata neppure una transazione economica”. E conclude: “Fontana è la persona più onesta che conosca”. 

Fratelli d’Italia esprime massima solidarietà al numero uno di Palazzo Lombardia e lo stesso vale per i vertici provinciali di Forza Italia, secondo i quali l’ex sindaco di Varese “saprà uscire a testa alta dalla vicenda”.

Molto più caustico l’esponente leghista Paolo Grimoldi. In linea con il leader della Lega Salvini che ha parlato di “giustizia a orologeria“, l’onorevole si sofferma sui 27 dossier aperti da varie procure e tutti dedicati a Regione Lombardia: “Dopo il caso Palamara – afferma Grimoldi – mi auguro non ci si trovi di fronte ad altri magistrati mossi da analoghi pregiudizi”.

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