Siluro dei medici a Regione Lombardia

Lettera di fuoco della Federazione degli Ordini all'assessore Gallera. Nel mirino, la gestione dell'emergenza, le gravi carenze in termini di prevenzione, gestione e comunicazione

Una bocciatura senza se e senza ma, che nell’incipit sottolinea come non sia questo “il momento dell’analisi delle responsabilità”, ma che in realtà, dalla riga successiva fino all’ultima delle quattro, pesanti pagine di missiva, pronuncia un duro e argomentato j’accuse all’indirizzo di Regione Lombardia.

Destinatari, l’assessore al Welfare Giulio Gallera, ma anche il presidente Attilio Fontana e il Direttore Generale Luigi Cajazzo. La firma in calce è quella della Federazione che riunisce gli Ordini provinciali dei medici lombardi, che dopo aver esaminato queste prime, atroci settimane di lotta contro il Covid-19, formula accuse forti e precise contro la gestione dell’emergenza che i firmatari definiscono carente e caratterizzata da numerosi passi falsi. Nonché deleteria, vista la morte di diversi medici, uccisi dalla micidiale infezione.

Nell’ordine, la FROMCeO individua 7 gravi mancanze:

  1. Quella relativa ai dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. “I dati – si legge nella lettera – sono sempre stati presentati come “numero degli infetti” e come “numero dei deceduti” e la mortalità calcolata è quella relativa ai pazienti ricoverati, mentre il Mondo si chiede la ragione dell’alta mortalità registrata in Italia, senza rendersi conto che si tratta solo dell’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima enormemente il numero di malati e discretamente il numero dei deceduti”.
  2. L’incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio.
  3. La gestione confusa delle ricadute della pandemia sulle RSA e sui centri diurni per anziani (a Bergamo, 600 morti su 6 mila ospiti in un mese).
  4. Mancata fornitura di protezioni individuali ai Medici del territorio, il che ha portato alla morte di numerosi professionisti (tra i quali, lo ricordiamo, il presidente dell’ordine varesino, Roberto Stella, medico di base, ndr).
  5. Pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamento dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…).
  6. Mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà sanitaria pubbliche e private.
  7. Mancato governo del territorio, che ha determinato la saturazione dei posti letto ospedalieri, con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze, sarebbero stati ricoverati.

Una situazione che la Federazione definisce disastrosa, anche a causa di un ormai conclamato “depotenziamento della sanità pubblica e della medicina territoriale“.

Detto questo, come uscirne? I firmatari (ovvero tutti gli Ordini dei Medici delle province lombarde) sollecitano l’avvio su vasta scala di test rapidi immunologici, utili a individuare i soggetti che possono riprendere a lavorare nei settori più importanti, a patto che la ripartenza sia prudente, graduale e soggetta a rigide misure di controllo e sicurezza.

In chiusura, FROMCeO esprime la propria disponibilità ad un confronto con le istituzioni preposte alla gestione dell’emergenza. Confronto che, amara chiosa, non sia ad oggi stata presa in considerazione.

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