“Una denuncia al giorno toglie il medico di torno”

Boom di procedimenti legali e richiesti di pareri contro a professionisti di base e di Pronto Soccorso, accusati di aver frainteso o sottovalutato il covid. Il sindacato Snami: "Preoccupa la componente civile, che rischia di trascinare i dottori in battaglie senza fine"

L’ultima causa? Quella presentata contro un medico di famiglia, accusato di non aver riconosciuto il covid da un mal di gola.

Ed è solo la punta dell’iceberg, al centro di una nota tesa e preoccupata firmata dai vertici lombardi di SNAMI, Sindacato Nazionale dei Medici Italiani. A turbare i professionisti è l’aumento esponenziale delle denunce a carico di Medici di Medicina Generale, pediatri, specialisti ambulatoriali e di Pronto Soccorso. 

“Nella zona che fa riferimento al Tribunale di Milano – spiega Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici del capoluogo lombardo – ho contato 5 azioni legali nel giro di poche settimane“. Mentre quelle in arrivo potrebbero sfiorare le 400.

“I medici – prosegue il numero uno dell’OMCEOMi – sono stati costretti ad operare in assenza di linee guida o di buone pratiche consolidate, nonché di riferimenti bibliografici. Giusto per fare un esempio, a dicembre gli articoli scientifici validi erano pochissimi, mentre oggi sono decine di migliaia. Aldilà dell’emergenza generata dalla pandemia, ogni anno, la Procura della Repubblica di Milano si trova costretta ad esaminare tra le 200 e le 300 denunce che hanno una rilevanza penale: una al giorno escludendo sabati, domeniche e feste comandate. A ogni denuncia, quasi sempre corrisponde un’archiviazione. Solo 8 cause su 100 approdano a una sentenza di condanna in primo grado“.

In questo caso, però, a spaventare maggiormente sono le cause civili. Spiega Giuseppe Deleo, Medico-Legale e consigliere uscente dell’Ordine e esponente di Riscatto Medico: “A differenza del penale, in campo civilistico è sufficiente che sia più probabile che un fatto sia accaduto a causa di un altro fatto per determinare una colpa. Da qui si apre la strada a una maggior vulnerabilità dei medici che hanno dovuto assistere in condizioni incerte e precarie i loro assistiti”.

E le assicurazioni? “Buona parte delle compagnie – precisa Deleo – hanno esteso le polizze includendo anche la responsabilità per il periodo Covid. I medici ospedalieri, tuttavia, rischiano di trovarsi impigliati nelle maglie di procedimenti civili interminabili a carico delle proprie aziende perché la Legge Gelli Bianco, che si occupa della responsabilità civile dei medici, non è ancora pienamente operativa: da tre anni, infatti, mancano i decreti attuativi”.

 

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