Diario dal Covid. Scrivono le infermiere di Cuasso

Da metà Marzo l'Ospedale della Valceresio ospita la post degenza dei pazienti affetti da coronavirus. Il personale ha dovuto gestire 150 persone. Con tutte le difficoltà del caso

La gioia più grande è quando dimettiamo un paziente dopo la quarantena. L’abbraccio dei parenti che non vedeva da mesi, i ringraziamenti al personale, la commozione di tutti. Sono cose che ci ripagano dei sacrifici che stiamo sopportando da quasi due mesi con turni massacranti, grande fatica fisica per il caldo, la disidratazione, lo stress. E’ senza ombra di dubbio un’esperienza umana e professionale molto forte“.

Con queste parole Marialuisa Pecora, coordinatrice infermieristica di Cuasso al Monte, conclude la lettera-testimonianza scritta in sinergia con le colleghe, a due mesi dall’inizio della sfida.

Ai primi di marzo la Direzione dell’ASST Sette Laghi ha individuato la struttura della Valceresio Cuasso quale luogo strategico per ospitare i pazienti CoViD+ provenienti da tutta la Regione che abbiano superato la fase acuta della malattia o che siano in degenza di sorveglianza. E così il piccolo miracolo ha preso corpo: in un paio di settimane la struttura è stata completamente trasformata dall’Ufficio Tecnico e ad oggi ha accolto 150 pazienti in via di guarigione, complice la rapida riorganizzazione del personale, normalmente adibito alla cura di pazienti in riabilitazione.

I primi quindici giorni – racconta Marialuisa – abbiamo lavorato in pochi. Dovevamo tarare il nostro livello di protezione per non esporre tutti ad eventuali contagi. Il grosso dei colleghi è rimasto a casa pronto a rientrare in caso di necessità. Quando abbiamo verificato che il sistema teneva, che il controllo in entrata e in uscita dalla zona filtro funzionava abbiamo cominciato a respirare”.

A margine, la coordinatrice ringrazia tutti coloro che sono rimasti a fianco del personale attraverso gesti di generosità e donazioni, dai walkie-talkie per agevolare la comunicazione interna, a pacchi di alimenti e bevande, passando per le fondamentali raccolte fondi per l’acquisto di Dispositivi di Protezione Individuale.

Da sottolineare, come fatto notare, nelle rispettive interviste a Rete55 dal Direttore Generale di ASST Gianni Bonelli (per rivedere l’intervista, clicca qui) e dal Direttore Sanitario Lorenzo Maffioli (per riascoltarlo, clicca qui), l‘importanza pratica e logistica di un ospedale, quello di Cuasso al Monte, di cui per anni, tanti osservatori (e persino qualche esponente politico regionale) hanno chiesto la chiusura.

 

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