Trapianto di organi, ma non di covid: Grossi… risultati

Sette pazienti, guariti dal virus, hanno ricevuto il fegato da donatori positivi. Fondamentali la competenza e l'autorevolezza del professore del Circolo, in linea diretta coi più importanti ospedali italiani ed europei

Un ulteriore motivo di vanto per ASST Sette Laghi, per l’Ospedale di Varese e per l’intero territorio, fiero di annoverare, tra i suoi professionisti più illuminati, il professor Paolo Grossi, direttore di Infettivologia, docente dell’Università dell’Insubria, interlocutore scientifico del Centro Nazionale Trapianti.

Proprio in queste ultime vesti il medico varesino si è, ancora una volta, distinto agli occhi del Mondo per competenza e autorevolezza, insistendo sulla fattibilità e percorribilità di un’operazione da più parti sconsigliata: il trapianto di un organo da soggetto positivo al covid a paziente guarito dal medesimo virus.

Alla luce del dibattito internazionale, in corso dalla Primavera scorsa, il professor Grossi ha creduto nella sicurezza dell’intervento, ritenendo che il paziente interessato al trapianto avesse sviluppato gli anticorpi necessari a neutralizzare la carica contagiosa presente nell’organo appartenuto a donatore positivo al virus.

La prova dei fatti ha dato ragione al luminare del Circolo, come dimostrano i 7 pazienti già operati e oggi in buona salute. Di questi interventi, cinque sono stati eseguiti all’Ospedale Molinette di Torino, dall’equipe guidata dla professor Renato Romagnoli, che dichiara: “La nostra fortuna è che, in Italia, abbiamo persone come il professor Grossi, che tutto il Mondo ci invidia“.

 

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