Castellanza: Liuc, “Non c’è innovazione senza inclusione”

“Nessuno mi può giudicare”, convegno coraggioso all’ateneo di Castellanza tra sviluppo, fede e inclusione

Diritti LGBT+, fede, uguaglianza costituzionale, imprese e inclusione. Un convegno coraggioso – il primo di questo tipo alla Liuc e all’avanguardia anche nel panorama universitario nazionale - che ha messo insieme università, Chiesa, diritto pubblico, diversity management e mondo aziendale. Una riflessione che l’ateneo di Castellanza ha proposto a 10 anni dalla Legge Cirinnà e a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro l’omofobia. Mettendo attorno allo stesso tavolo interlocutori di mondi diversi, nella convinzione che non ci sia innovazione senza inclusione, come ha scandito Valentina Lazzarotti, direttore della Scuola di Economia e Management, nell’introdurre l’iniziativa promossa dal Comitato Pari Opportunità e dalla Cappellania dell’ateneo.
“Tutti devono sentirsi accolti nella nostra università”, ha spiegato Eliana Minelli, delegata del Rettore all’Inclusione. Un concetto ribadito dal ricercatore Niccolò Comerio, che ha mostrato i dati, sottolineando come l’Italia sia al 36esimo posto in Europa per inclusione, al di sotto della media, al contrario di altri due Paesi mediterranei come Spagna e Malta, che rappresentano i modelli più avanzati. A portare un esempio concreto di attività del territorio che ha adottato misure non obbligatorie a favore dell’inclusione delle persone LGBT+, Camilla Buttà, della Vector S.p.A..
Profondo e toccante Luigi Testa, professore associato di Diritto pubblico comparato all’Università dell’Insubria e autore del libro “Via Crucis di un ragazzo gay”, che ha affrontato il rapporto tra fede e omosessualità nei cammini per l’affermazione dell’eguaglianza, citando il libro “Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma” di Savarese. Infine, don Luca Bressan, Vicario episcopale della Diocesi di Milano per Cultura, Carità, Missione e Azione Sociale, ha riflettuto su come scoprirsi e riconoscersi come creature e dono di Dio, citando la dichiarazione “Dignitas infinita” e richiamato la “Proposta pastorale” dell’arcivescovo Delpini.

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