Gallarate: Rincari materne, famiglie verso “altre soluzioni”

Famiglie in uscita dalle scuole materne di Gallarate, genitori preoccupati per rette e futuro sezioni

Preoccupazione, sorpresa e senso di incertezza. È il clima che si respira tra i genitori dei bambini dell’asilo di via Poma, uno tra quelli gestiti dalla Fondazione Consorzio Scuole Materne di Gallarate, dopo l’annuncio dell’aumento delle rette e della chiusura delle sezioni Primavera. Una decisione arrivata, secondo molte famiglie, senza il giusto preavviso e a iscrizioni già avviate.

“Ci siamo ritrovati dall’oggi al domani davanti a questa sorpresa”, raccontano alcune mamme, “e ora stiamo valutando soluzioni alternative”, A pesare non è solo il rincaro, ma soprattutto la modalità della comunicazione. “All’open day le sezioni Primavera erano state presentate regolarmente, poi pochi giorni dopo ci è stato detto che il servizio non ci sarebbe più. Questo ha creato disagio, soprattutto per chi aveva già fatto scelte organizzative e familiari”.

Sulla vicenda è intervenuta con forza il Partito Democratico insieme ai gruppi consiliari CEV e lista Silvestrini che hanno parlato di “incrementi insostenibili” soprattutto per alcune famiglie e di una decisione che “mette in discussione la libertà di scelta educativa”. Secondo i gruppi di centrosinistra la chiusura improvvisa delle sezioni Primavera rischia di lasciare senza soluzioni decine di famiglie, alcune delle quali avevano già rinunciato al nido confidando nella continuità del percorso. “È un problema di credibilità delle istituzioni”, ha sottolineato Silvestrini, “soprattutto quando un servizio viene promosso e subito dopo cancellato”.
Il centrosinistra chiede che l’Amministrazione e la Fondazione rivedano la decisione, riaprendo le sezioni Primavera e garantendo almeno alle famiglie già iscritte le tariffe concordate all’inizio del percorso. Annunciata anche un’assemblea di ascolto con i genitori, mercoledì 27 alle 18.30 nella sede del PD di via Foscolo, per raccogliere segnalazioni e portarle in Commissione consiliare.

Alle critiche aveva già replicato il sindaco Andrea Cassani difendendo la scelta di aumentare le rette come necessaria in un contesto cambiato. Resta “un servizio di qualità e apprezzato”, ma il calo delle nascite e la disponibilità di posti negli asili statali rendono difficile mantenere invariati i contributi comunali. Il sostegno economico verrà ridotto gradualmente, da 680 mila euro a 600 mila nel 2026 e a 500 mila nel 2027. “Ogni bambino iscritto alla Fondazione – spiega Cassani – costa quasi 2.500 euro all’anno ai contribuenti, oltre alle rette pagate dalle famiglie”.
Intanto, però, tra le famiglie resta l’amarezza per tempi e modalità di una decisione che ha inciso direttamente sull’organizzazione quotidiana e sulle scelte educative di molti nuclei.

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