Cassano: Pellai riempie la chiesa di S.Maria e colma dubbi

Genitori e docenti in cerca di risposte da Pellai, non basta un teatro a Cassano: Chiesa di S.Maria gremita

Non basta un teatro (seppur piccolo) per contenere il pubblico di Alberto Pella, medico, psicoterapeuta e ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche dell'Università degli Studi di Milanoi. A Cassano Magnago la presentazione del suo libro “Tutto troppo presto”, inizialmente prevista al Teatro San Carlo, è stata spostata nella chiesa di Santa Maria a causa dell’elevato numero di adesioni. Un cambio di sede che racconta, meglio di qualsiasi dato, quanto il tema intercetti un bisogno diffuso.

L’incontro si inserisce nel progetto di lunga data Praticamente adolescenti (oggi “Pratica…mente”) patrocinato dal Comune e portato avanti allo stesso tavolo dall’assessorato all’Istruzione, allo sport, alle politiche sociali, dalla Comunità Pastorale San Maurizio, dalle scuole cittadine (IC Dante e Cassano Magnago 2), da quelle paritarie e dalla consulta delle attività sportive: un percorso pensato per offrire strumenti di lettura e confronto sul mondo pre-adolescenziale e adolescenziale, in concomitanza con il progetto sul "Bene Comune".

In platea non ci sono solo curiosi o lettori abituali, ma soprattutto genitori, insegnanti ed educatori: adulti che ogni giorno si confrontano con le fragilità, le paure e le accelerazioni della crescita.

Sembra quasi una preghiera collettiva, una richiesta di aiuto ma anche il segnale di una volontà condivisa di “fare qualcosa”, di non restare spettatori davanti a un’infanzia e a un’adolescenza che rischiano di essere consumate troppo in fretta.

Nel suo libro Pellai affronta il tema di una crescita schiacciata sull’urgenza: tutto arriva subito, dai contenuti digitali alle aspettative di prestazione, dalla sessualizzazione precoce alla difficoltà di tollerare frustrazione e attesa. Tutto troppo presto mette in fila esempi concreti e situazioni quotidiane, invitando gli adulti a recuperare autorevolezza e presenza, a rimettere confini chiari e tempi giusti.

Dallo smartphone sempre acceso alla fatica di dire “no”, dalla solitudine educativa alla necessità di fare rete tra famiglia e scuola, il messaggio è netto: crescere non è una corsa, ma un percorso che ha bisogno di cura, responsabilità e comunità. E se per accogliere questo confronto serve una chiesa, significa che la domanda è ormai diventata collettiva.

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