“I bambini malati accettano i disagi. Perché voi no?”

Lettera accorata di una mamma, Angela, che anni fa ha perso il figlio dodicenne, malato di cancro: "I ragazzini che vedo in ospedale portano la mascherina e rinunciano a troppe cose: perché tanti adulti non riescono a fare lo stesso?"

Una vita spezzata, un cuore lacerato. Un dolore che si fa esempio, una stella che illumina il cammino e che, talvolta, ci insegna a non dare per scontate le nostre fortune.

Angela Ballerio è una professoressa e una mamma che, nel 2005, ha perso il figlio dodicenne Giacomo, malato di cancro.

Angela, attraverso la Fondazione Ascoli, della quale è volontaria da 8 anni, ha inviato a Rete55 una lettera che non va commentata, ma solo riportata. E così facciamo.

“Sono da giorni chiusa in casa e osservo il mondo. Lo osservo dalla mia finestra. Lo osservo attraverso la televisione, i social. E’ da tempo che vorrei scrivere due righe da condividere su FB con i miei amici. Non lo faccio perché l’unica parola che mi risuona nella testa è l’aggettivo “IGNORANTE, IGNORANTI” e non mi pareva bello, non mi sembrava educato. Poi, questa mattina, aprendo i social, mi è riapparsa una fotografia che mi ha dato lo spunto per fare una riflessione.
Impariamo dai bambini, dai ragazzi ammalati di tumore e dalle loro famiglie che imparano ad accettare una diagnosi che nessuno vorrebbe mai ascoltare, che imparano ad accettare una vita che si ferma per 6 mesi, 1 anno, 2 anni, quando va bene, 4,5,6 anni e poi può andare male, sì perché i bambini.
Loro imparano a vivere una vita congelata: no scuola, no asilo, no amici, no pizza in compagnia, no cinema, no sport, no passeggiate, no aperitivo, no week end. Loro imparano ad indossare una mascherina e soprattutto imparano ad essere guardati degli altri come degli untori (anche se, strano che ancora qualcuno non l’abbia capito, il cancro non è infettivo!).
Imparano, fanno fatica ad accettare, piangono, si arrabbiano, ripiangono, urlano, strepitano ma poi accettano e allora convivono anche bene con il mostro.
Ritornano a ridere, a giocare, a divertirsi, a stare con gli altri, a gioire della vita con delle nuove regole e imparano anche ad apprezzare questa nuova normalità con sempre nella testa l’obiettivo di farcela.
Io li conosco bene questi bambini, ragazzi, conosco bene la storia di ognuno di loro, so che cosa passa nel cuore, nella testa delle loro mamme, conosco ogni singola emozione, rivivo con loro ogni ansia, paura, gioia speranza, terrore, disperazione. Con Giacomo ho vissuto tutto questo per 5 anni.
Dal 2012 mi occupo del volontariato in Fondazione Giacomo Ascoli, mi occupo della parte umana in day center, sto con le mamme, con le famiglie, mi occupo di scuola, i nostri bambini imparano a fare scuola a distanza con il robottino IVO. E allora? Se sono capaci dei bambini, dei ragazzi ammalati di accettare tutto ciò perché, mi chiedo e richiedo da giorni, perché non dobbiamo essere capaci tutti di accettare per un po’, poco in fondo, di rispettare delle semplici regole?”.

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