"Credo di poter parlare a nome di tutti i miei colleghi".
Esordisce così Tadej Pogacar, in una sala Campiotti di Camera di Commercio silenziosa e stupefatta dalla decisione dei ciclisti di fermare la gara maschile della Tre Valli Varesine.
"Non riuscivamo a vedere neanche la strada, c'era acqua ovunque, tanto che sgorgava dai tombini.
Per esperienza sappiamo bene quanto sia facile sganciarsi dal manubrio e cadere e in quelle condizioni sarebbe stato fin troppo facile farse davvero male.
Molti partecipanti si sono ritrovati con le gomme forate, altri addirittura con le ruote rotte.
Ci chiedono: Ma non otevate finire? Forse sì, ma i rischi sarebbero stati davvero eccessivi".
ULTIMA ORA
- Massimo Bagnato chi è, il comico arrestato per stalking
- Mourinho, 'consiglio' all'Italia: "Nazionale? Andrei con Malagò e Allegri"
- Biennale Arte, ispettori del MiC alla Fondazione per accertamenti su padiglione russo
- Angioedema ereditario, Aifa estende uso lanadelumab dai 2 anni di età
- Istat: ad aprile cala fiducia consumatori e imprese
- Italia e Svizzera, un'allenza per la ricerca
- Prima Assicurazioni, José Mourinho protagonista della nuova campagna multipiattaforma 'Tu, Prima'
- Mondiali, nuove regole per i cartellini: l'annuncio della Fifa
- Giornata dell'asma, spirometrie gratuite per i bimbi in oltre 55 centri
- Concertone 1 maggio a Roma, a condurre saraanno Spollon, Arisa e BigMama
Ciclismo: Pogacar, troppi rischi. "Non vedevamo la strada"
Pogacar parla a nome dei colleghi e spiega i pericoli che hanno convinto i ciclisti a fermare la Tre Valli
- Pubblicato il






