Il destino della Pro Patria è appeso ad un filo molto sottile: le ultime sette giornate di campionato determineranno se questo filo si spezzerà condannando i Tigrotti alla Serie D oppure se c’è ancora possibilità di tenersi aggrappati alla categoria attraverso la via dei playout. In attesa della trasferta di Lumezzane, che potrà fornire indicazioni importanti sulla corsa salvezza, arrivano anche le analisi statistiche a fotografare la situazione dei biancoblu.
Attraverso una simulazione Monte Carlo elaborata con l’intelligenza artificiale, sono state effettuate 10mila proiezioni del finale di stagione per stimare le probabilità di salvezza diretta, accesso ai playout o retrocessione delle squadre coinvolte nella lotta nei bassifondi della classifica. Il dato più duro riguarda proprio la salvezza diretta: come ormai ovvio, per la Pro Patria è praticamente impossibile. La probabilità è dello 0,001%, praticamente nulla. La corsa va fatta sui playout, ma anche qui i numeri non sono incoraggianti. La Pro Patria retrocede nell’88% dei casi, mentre le possibilità di playout si fermano all’11%. Percentuali inferiori rispetto a Virtus Verona e Pergolettese, le due squadre che i Tigrotti sono chiamati a rincorrere, con i cremaschi già avviati verso la salvezza.
Ma anche nel caso in cui la Pro Patria riuscisse a centrare i playout, la strada resterebbe in salita. Con poche possibilità di ottenere il vantaggio della miglior posizione in classifica — che consentirebbe di salvarsi anche con un pareggio complessivo — le probabilità di vincere lo spareggio scenderebbero sotto il classico 50 e 50, attestandosi attorno ad un 70/30 sfavorevole ai tigrotti. Mettendo tutto insieme, la probabilità complessiva di raggiungere i playout e poi conquistare la salvezza si fermano al 3,45%. Insomma, se questo finale di stagione venisse giocato cento volte, la Pro Patria riuscirebbe a salvarsi solo in tre o quattro occasioni.
Numeri freddi che raccontano una situazione estremamente complicata. Ma il calcio, si sa, spesso sfugge alle logiche degli algoritmi. Per questo, a Busto Arsizio si deve sperare che questa volta il cuore vada oltre all’intelligenza artificiale.






