Il giorno dopo, se possibile, fa ancora più male. Non era mai successo in 103 anni di storia che la Tre Valli Varesine fosse costretta a fermarsi nel bel mezzo del suo percorso. E per quanta acqua sia caduta dal cielo, almeno questa volta, non ha nulla a che fare con il cambiamento climatico. Si poteva, anzi, si doveva arrivare in fondo. Con o senza la gara: neutralizzata fino all’ultimo giro del circuito, oppure persino rinunciando alla volata, al premio e al trofeo. Arrivare in fondo non costava niente, tagliando magari il traguardo tutti insieme a passo di sgambata amatoriale della domenica prendendosi l’applauso di quanti, ugualmente tanti, sono rimasti sul tracciato ad aspettare il Campione del Mondo e tutti gli altri. Nessuno vuole mettere in dubbio l’importanza della sicurezza, ma questa corsa, questa città e questo territorio, l’organizzazione della Binda e soprattutto la gente avrebbero meritato un po’ di rispetto in più, un po’ di attaccamento in più. Dopo aver visto la gara delle donne che, loro sì, eroiche, si sono prese il diluvio universale, resta la sensazione dell’ammutinamento: una mezza giornata in meno di fatica e di freddo che porta dritta al Giro di Lombardia che evidentemente, ad oggi, per Pogacar e compagni, conta più della Tre Valli.
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Ciclismo: Stop alla Tre Valli, ammutinamento non necessario
Lo stop alla Tre Valli un dispiacere troppo grande: in fondo, e in sicurezza, si poteva arrivare
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Mattia Andriolo
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