L’età dell’oro della Varesina

Sotto la presidenza di Carlo Curti, l’ippodromo Le Bettole incontrò il periodo di massimo splendore con una massiccia ristrutturazione e addirittura l’arrivo in città di una “Pattern”: il Criterium, Gruppo 3 negli anni Ottanta

Mondo Galoppo ha scelto di legare il suo nome al Premio La Novella, handicap principale per femmine di tre anni e oltre sul miglio delle Bettole, in scena sabato 31 luglio 2021, giorno in cui è fissata anche la gara tecnicamente più qualitativa dell’ippodromo: il Criterium, Listed Race intitolata alla memoria di Virginio Curti, presidente della società di corse dal 1939 al 1969.
Negli anni Ottanta, questi due premi ottennero un rango superiore – La Novella diventò Listed e il Criterium addirittura Gruppo 3 – grazie a Carlo Curti, che, alla morte del cugino Virginio, prese le redini della Varesina per condurla all’«età dell’oro», non solo riuscendo a portare a Varese una “Pattern”, ma ristrutturando anche l’impianto con l’edificazione di una nuova tribuna, su progetto dell’ingegner Arturo Redaelli e dell’architetto Giovanni Giavotto, vagamente ispirata all’ippodromo di Evry, e l’allestimento dell’impianto di illuminazione.
La puntata numero 108 di Mondo Galoppo celebra la figura di Carlo Curti, ricordato dal figlio Vittore, il cui nome arriva dal nonno, fondatore della Razza La Novella e grande appassionato di purosangue. L’erede, oltre a parlare del padre, sottolineando pure la sua passione per il ciclismo e gli anni trascorsi da presidente della “Binda”, confida a Filippo Brusa alcuni avvincenti aneddoti sulla scuderia di famiglia: «Una delle migliori soddisfazioni di mio papà è stata quella di vincere le Oaks con una cavalla non allevata da noi ma comprata, a ridosso della prestigiosa gara, dalla Dormello Olgiata: Macrina d’Alba. Mio padre ebbe anche l’intuizione di chiamare per la corsa il fantino Enrico Camici, che era appena stato lasciato libero dalla Dormello e, subito dopo la vittoria, ci confidò di non aver provato una soddisfazione così neppure con Ribot all’Arc de Triomphe».
La trasmissione rammenta anche l’improvvisa crisi cui il cugino di Carlo, Virginio, dovette far fronte, da presidente della Varesina, nel 1963, anno in cui il Comune di Varese aveva manifestato l’intenzione di destinare l’area delle Bettole a quartiere residenziale e di trasferire l’ippodromo in un’area di circa ottanta mila metri quadri, compresa tra Cartabbia e Capolago. L’architetto varesino Luigi Vermi realizzò il progetto di una cittadella dell’ippica, che prevedeva strutture d’avanguardia: una tribuna di diecimila posti, una costruzione per diversi uffici, una pista di galoppo, una di trotto in sabbia, una per le corse a ostacoli, un prato equipaggiato per i concorsi ippici e per il gioco del polo, piste di allenamento, scuderie con 370 box per i cavalli, piccole ville per allenatori e personale. Non se ne fece nulla e l’ippodromo, che era passato in precedenza da Casbeno a Masnago, approdando nel 1911 alle Bettole, non traslocò di nuovo ma, come già ribadito in precedenza, fu ristrutturato da Carlo Curti, il vero artefice dell’«età dell’oro» del turf varesino.
In chiusura, Filippo Brusa ricorda Francesco Bruto, manager di fantini appena scomparso.

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