Carmignani e le «motivazioni da campione»

L'ex portiere, ospite di Filippo Brusa a Vincere, spiega come si costruisce il successo giorno per giorno

«Capacità e motivazioni sono le fondamenta della vittoria», ama ripetere Pietro Carmignani, ospite di Filippo Brusa nella tredicesima puntata di Vincere per raccontare come si costruisce, giorno per giorno, il successo.
Portiere molto popolare, vincitore del campionato di Serie B con il Varese di Nils Liedholm nel 1969-1970, dello scudetto con la Juventus nel 1971-1972 e di Coppa Italia e Coppa di Lega Italo-Inglese nel 1976, con il Napoli, Carmignani ha saputo brillare anche come allenatore, conquistando la Coppa Italia del 2002 con il Parma, dopo aver battuto in finale la Juventus dell’amico Marcello Lippi, ma anche trascinando i ragazzini del Milan alla vittoria del campionato Dante Berretti 1989-1990.
La trasmissione annoda interessanti aneddoti, a partire dalle ragioni del soprannome di una vita, Gedeone: «Fu Vinicio Viani, allenatore toscano, a battezzarmi così, negli anni Sessanta, quando ero al Como».
Vice di Arrigo Sacchi in Nazionale al Mondiale del 1994 e all’Europeo del 1996, Carmignani parla anche degli Azzurri di Roberto Mancini, che debutteranno a Euro 2020 venerdì 11 giugno contro la Turchia, non lesinando una stoccata al portiere Gianluigi Donnarumma, appena passato dal Milan al Paris Saint-Germain: «Doveva convincersi che la sua strada era quella del Milan. Dal punto di vista morale doveva questo al Milan… Il fatto che, invece, abbia preferito andare dietro alla parte economica può anche essere comprensibile ma io non capisco che cosa non si possa fare con 8 milioni all’anno e che invece si può fare con dieci, dodici milioni all’anno».
A proposito di portieri, c’è spazio anche per parlare di Gianluigi Buffon: Carmignani lo aveva allenato nel 2000, ai tempi del Parma, per rinfrancarlo e infondergli fiducia dopo la frattura della mano che si era procurato durante l’amichevole persa dall’Italia in Norvegia (0-1) prima dell’Europeo del 2000: «Gigi arrivava sempre in ritardo agli allenamenti. Lo affrontai a muso duro, minacciandolo di dimettermi se avesse sgarrato ancora. Da quel momento fu sempre puntuale».

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